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81. Chiasmi International: Volume > 14
Marcos José Müller-Granzotto Esquisse et pulsion. Le regard selon Merleau-Ponty
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Sketch and Drive. The Gaze in Merleau-PontyIn Seminar XI (The Four Fundamental Concepts of Psychoanalysis), Jacques Lacan interrupts the first session, which was to be devoted to the Freudian notion of the drive, in order to consider not this fundamental concept of psychoanalysis, but the way in which Maurice Merleau-Ponty, in his posthumous book, The Visible and the Invisible, approaches the idea of the subject and how he points to the divergence between the eye and the gaze. Lacan sees in Merleau-Ponty’s thesis concerning the gaze, a certain analogy with what Freud called the death drive. But, concerning voyance, Lacan wonders if Merleau-Ponty does not fall back into a Platonic imaginary of an ultra-gaze from which each body would issue. But or task now is to show that Merleau-Ponty remained faithful to the fact that the gaze cannot really be explained and that his philosophy of the flesh has not reduced the diverse dimension of experience to a central power of constitution. In order to apprehend better the notion of the flesh, we shall bring into play Merleau-Ponty’s theory of the Gestalt, which will allow us to show how, for Merleau-Ponty, the drive is always an irreducible alterity that stops the indivision of the whole from being able to be experienced as a synthesis.Adombramento e pulsione. Lo sguardo in Merleau-PontyNel seminario XI (I quattro concetti della psicoanalisi), Jacques Lacan sospende la prima seduta dedicata alla discussione della nozione freudiana di pulsione, per esaminare non il concetto fondamentale della psicoanalisi ma la maniera in cui Maurice Merleau-Ponty, nel suo libro postumo Il visibile e l’invisibile, affronta il tema e mostra lo scarto che esiste tra occhio e sguardo. Lacan scorge nella tesi di Merleau-Ponty concernente lo sguardo una certa analogia con ciò che Freud ha chiamato pulsione di morte. Ma, a proposito della voyance, Lacan si chiede se Merleau-Ponty non ricada in fondo nell’immaginario platonico di un ultra-sguardo dal quale dovrebbe provenire ogni corpo. Il nostro intento è quindi mostrare che Merleau-Ponty è rimasto fedele alla concezione dell’inesplicabilità dello sguardo estraneo e che allo stesso modo la sua filosofia della carne non ha ridotto le diverse dimensioni dell’esperienza ad un potere centrale di costituzione. Per meglio comprendere la nozione di carne faremo appello alla teoria merleau-pontiana della Gestalt, la quale ci permetterà di mostrare come, per il filosofo, la pulsione sia sempre un’alterità irreducibile tale da impedire che l’indivisione del tutto possa talvolta essere vissuta come sintesi.
82. Chiasmi International: Volume > 14
Guillaume Carron Présentation
83. Chiasmi International: Volume > 14
Emmanuel de Saint Aubert « Voir, c’est imaginer. Et imaginer, c’est voir. » Perception et imaginaire chez Merleau-Ponty
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“To see is to imagine. And to imagine, is to see.”Perception and Imaginary in Merleau-PontyMerleau-Ponty accords such a phenomenological and ontological priority to perception that this privilege might lead him to minimize the importance of theimaginary in our relationship with the world. In fact, in the work published during his life, the theme of the imaginary does not occupy a large place, and its conceptual elaboration remains little visible. A reading of his posthumous publications and of his unpublished papers leads to a more subtle landscape, inwhich the philosopher destabilizes our common oppositions between real and imaginary, as well as those between the imaginary and truth. From themanuscripts from the end of the 1940s on, Merleau-Ponty expands his inquiry into perception in two complementary directions: the intuition of a form of coextensivity between perceptive life and imaginary life, but also between perception and expression. These intuitions, never disavowed, would continueto deepen up through the late unpublished ontological works. They find a guiding thread in the contestation of Sartre’s separation between the real andthe imaginary, and they open out onto the outline of a complex link between truth, imagination, and expression. Merleau-Ponty pretended to approve of thework of The Imaginary all that which is actually moving beyond it, in the direction most opposite to this essay’s own aims: “To see is to imagine. And toimagine is to see.” This split with Sartre finds one of its pivots in the phenomenological characterization of vision as a surpassing of the observable, a surpassing that would touch on an essential dimension of being and of truth.“Vedere è immaginare. E immaginare, è vedere”.Percezione e immaginario in Merleau-PontyMerleau-Ponty accorda alla percezione una tale priorità, fenomenologica e ontologica, che questo privilegio potrebbe condurre a minimizzare l’importanzadell’immaginario nel nostro rapporto al mondo. Di fatto, nell’opera pubblicata in vita, il tema dell’immaginario non occupa un grande spazio, e la suaelaborazione concettuale resta poco visibile. La lettura delle pubblicazioni postume e degli inediti conduce a un disegno più sottile, che vede il filosofo destabilizzare le nostre comuni opposizioni fra reale e immaginario così come quelle fra immaginario e verità. A partire dai manoscritti della fine degli anniQuaranta, Merleau-Ponty allarga la sua indagine sulla percezione in due direzioni complementari: verso l’intuizione di una forma di co-estensività fravita percettiva e vita immaginaria, ma altresì fra percezione e espressione. Mai smentite, queste intuizioni vanno approfondendosi fino ai tardi inediti“ontologici”. Esse trovano un filo conduttore nella messa in causa della separazione operata da Sartre fra reale e immaginario, e sfociano nell’abbozzodi un legame complesso fra verità, immaginario e espressione. Merleau-Ponty finge di “ratificare” il lavoro de L’Immaginario, in realtà sorpassandolo nelladirezione il più possibile opposta allo sforzo compiuto da questo stesso saggio: «edere è immaginare. E immaginare è vedere». Questo distanziarsi da Sartretrova uno dei suoi “cardini” nella caratterizzazione fenomenologica della visione come superamento dell’osservabile, un superamento che riguarderebbeuna dimensione essenziale dell’essere come della verità.
84. Chiasmi International: Volume > 14
Guillaume Carron Merleau-Ponty, Théâtre et Politique. Vertu et plasticité de l’Imaginaire
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Merleau-Ponty, Theatre and Politics.Virtue and Plasticity of the ImaginaryWe will attempt, starting from a course given at the Sorbonne and devoted to the work of the actor, to develop the meaning of the theatrical metaphor in the political philosophy of Merleau-Ponty. Even if the presence of the theater in his philosophy does not seem evident at first glance, it is possible to negotiate his political thought from the metaphor of the theater. This metaphor even allows us to clarify the meaning of a well known expression from the Preface of Signs: “virtue without resignation.” We will then construe the concept of the “plasticity of the imaginary” so as to show how a reflection on the theater opens up a certain understanding of Merleau-Ponty’s ethics.Merleau-Ponty, teatro e politica.Virtù e plasticità dell’ immaginarioA partire da un corso tenuto alla Sorbona e consacrato al mestiere dell’attore, proveremo a sviluppare il senso della metafora teatrale nella filosofi a politica diMerleau-Ponty. Anche se la presenza del teatro nella sua filosofi a non sembra a un primo approccio evidente, è possibile attraversare il suo pensiero politico proprio a partire dalla metafora del teatro. Quest’ultima permette di chiarire il significato di un’espressione ben nota della fine della Prefazione a Segni: quella di «virtù senza alcuna rassegnazione». Si elabora allora il concetto di «plasticità dell’immaginario» per mostrare come la riflessione sul teatro offra a una determinata comprensione dell’etica merleau-pontiana.
85. Chiasmi International: Volume > 14
Stéphane Roy-Desrosiers La Révélation de M. Merleau-Ponty et F. H. Jacobi contre l’intellectualisme kantien
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M. Merleau-Ponty and F. H. Jacobi’s Revelation against Kantian IntellectualismThe goal of this article is to shed light on the neglected connection between Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) and Maurice Merleau-Ponty (1908-1961). It will be shown through certain themes –I) being in the world, II) description, III) reflexion, IV) revelation and the V) primacy of perception – how Merleau-Ponty echoes Jacobi’s criticism of German Idealism during the Pantheist Quarrel, particularly towards Immanuel Kant’s intellectualist stance, two centuries prior to the Phénoménologie de la perception. Through a historical and philological lens, this article aims to specifically demonstrate how Merleau-Ponty and Jacobi share a common ontology against Kantian intellectualism.La rivelazione di M. Merleau-Ponty e F. H. Jacobi contro l’intellettualismo kantianoL’obiettivo di questo articolo è chiarire la trascurata relazione tra Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) e Maurice Merlau-Ponty (1908-1961). Attraverso l’analisi di alcune tematiche – l’essere nel mondo, la descrizione, la riflessione, la rivelazione –, mostreremo come nella filosofia di Merleau-Ponty riecheggi la critica all’idealismo tedesco formulata da Jacobi all’epoca della disputa sul panteismo e diretta, in particolar modo e con due secoli di anticipo rispetto alla Fenomenologia della Percezione, alle posizioni intellettualiste di Kant. Grazie ad una lettura storica e filologica, questo articolo tenta di dimostrare come Merleau-Ponty e Jacobi condividano un’ontologia comune in opposizione all’intellettualismo kantiano.
86. Chiasmi International: Volume > 14
Kwok Ying-Lau Chiasme du visible et de l’imaginaire. Esquisses pour une approche phénoménologique de la Photographie
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The Chiasm of the Visible and the Imaginary.Sketches for a Phenomenological Approach to PhotographyIn the digital age today, photographic images appear more and more through a virtual space; their appearance takes place more and more throughan “immaterial medium”. This renders the status of a photographic image more ambiguous, if not more enigmatic. Is a photograph merely a journalistic tool?Is photographic activity primarily mimetic which is meant to fulfill the function of unconcealment of the truth of the given state of things in the world? Or thistruth function can only be fulfilled by the assistance of the viewer’s gaze and the viewing subject’s narrative which is deployed not only according to whatis visible and present, but also according to what is invisible and absent on the surface of the photograph itself? If such is the case, doesn’t a photographalso comprise a hermeneutical and even deconstructive dimension? On the other hand, photography is more and more considered as a kind of artwork inits own right as it can awaken pleasure, imagination and emotion: in short, a photograph is a work which exhibits an affective intentionality. What is therelation between the representational, artistic, affective and critical functions of a photograph? Is there any tension between these functions? This articleattempts to answer some of these problems from a phenomenological approach.Il chiasma del visibile e dell’immaginario.Lineamenti di un approccio fenomenologico alla fotografiaOggi, nell’era digitale, le immagini fotografiche ci vengono incontro sempre più spesso attraverso un medium immateriale. Lo statuto ontologico diun’immagine fotografica diviene così sempre più ambiguo, se non propriamente enigmatico. Una foto è un semplice strumento d’informazione ? L’attivitàfotografi ca è prioritariamente mimetica? La sua funzione principale è quella di rivelare la verità di un certo stato di cose nel mondo? Oppure questa funzionedi veridizione ha bisogno, per realizzarsi, del contributo dello sguardo del soggetto che contempla la fotografia, dell’apporto di un discorso che investe non solo ciò che è visibile e presente, ma anche ciò che è invisibile e assente dalla superficie fotografica? La fotografia, in altri termini, non comporta sempre una dimensione ermeneutica o decostruttiva ? D’altra parte, la fotografia viene sempre più considerata come un’opera d’arte in senso pieno, come un’opera che si fa portatrice di un’intenzionalità affettiva, capace di risvegliare la nostra immaginazione e le nostre emozioni. Quale rapporto sussiste tra le diverse funzioni che una fotografia può svolgere, ad esempio quella rappresentativa, quella artistica, quella affettiva, quella critica? L’articolo cerca di rispondere ad alcuni di questi problemi a partire dall’approccio fenomenologico di Merleau-Ponty.
87. Chiasmi International: Volume > 14
Dominique Séglard La Nature. Errata Merleau-Ponty
88. Chiasmi International: Volume > 11
Jean-Jacques Wunenburger Le chiasme perceptif Chez Merleau-Ponty et la “Cosmicité Intime ” dans la poétique de Bachelard
89. Chiasmi International: Volume > 11
Enrica Lisciani-Petrini “La voix de personne”: Au-delà des frontières du sujet
90. Chiasmi International: Volume > 11
Pierre Rodrigo La vie: l’impossibilité constitutive de la phénoménologie. Etude critique de Introduction à une phénoménologie de la vie, par R. Barbaras
91. Chiasmi International: Volume > 11
Emmanuel de Saint Aubert Les “différenciations d’une seule et massive adhésion à l’Être qui est la chair”: Étude de la notion de polymorphisme chez Merleau-Ponty
92. Chiasmi International: Volume > 11
Françoise Dastur Merleau-Ponty et Hegel: Ontologie et dialectique
93. Chiasmi International: Volume > 11
Emmanuel Alloa La chair comme diacritique incarné
94. Chiasmi International: Volume > 11
Federico Leoni La machine et la vie: Histoire du mouvement et histoire de la métaphysique
95. Chiasmi International: Volume > 11
Shôichi Matsuba Possibilité de la “Communauté Charnelle”
96. Chiasmi International: Volume > 11
Stefan Kristensen Corps et Symbolisation: La philosophie du dernier Merleau-Ponty et la question d’une épistémologie de la chair
97. Chiasmi International: Volume > 11
Giovanni Invitto Fois et dédoublements: Merleau-Ponty et un débat des années cinquante
98. Chiasmi International: Volume > 11
Présentation
99. Chiasmi International: Volume > 13
Stephen A. Noble Maurice Merleau-Ponty, Ou Le Parcours D’Un Philosophe: Éléments pour une biographie intellectuelle
100. Chiasmi International: Volume > 13
Judith Michalet La Chair Comme « Plissement Du Dehors »: La Lecture Deleuzienne Du Dernier Merleau-Ponty
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The Flesh as the Folding of the OutsideDeleuze’s Reading of the last Merleau-PontyBy describing the flesh in terms of a “torsion” of “an Outside more distant than any exterior,” Deleuze in his 1986 book on Foucault sketches an ambivalent reading of Merleau-Ponty’s final philosophy. Insofar as it grants to the Outside an ontological primacy, Deleuze’s definition seems to indicate that the Flesh is not an originary agency, but rather a derived state of a primordial folding. If the flesh is derived, then the inconstituability of the carnal fold, which Merleau-Ponty defends, would be radically challenged. But at the same time, the difficulty that Merleau-Ponty encounters in his final writings – that of giving an account of the specificity of my Flesh in relation to the Flesh of the world – would in this way perhaps be overcome. We shall show in fact that the absence of a specific ontological difference between the Flesh of the body and the Flesh of the world in The Visible and the Invisible – an absence that Deleuze points out when he invokes an “ideal coincidence” between the two kinds of flesh, could be avoided by recourse to the living Flesh conceived as stemming from a torsion of aprimordial Outside. To what extent is Deleuze, in his metaphysical reconstruction of Merleau-Ponty’s project, still faithful to this primordial Outside? To what extent does he twist this speculative reformulation in the direction of his own conception of life? These are the questions which my article would like to disentangle.La carne come piega del FuoriDeleuze lettore dell’ultimo Merleau-PontyDescrivendo, in un passo del suo libro su Foucault, la carne come torsione di un “Fuori più lontano di ogni mondo esterno”, Deleuze abbozza una lettura ambigua della filosofi a dell’ultimo Merleau-Ponty. In quanto concede al Fuori un primato ontologico, questa defi nizione deleuziana sembra costituire l’indice di una concezione secondo la quale la carne non sarebbe più un’istanza originaria, ma uno stato derivato da un piegarsi primordiale. Se così fosse, è l’incostituibilità della piega carnale, difesa da Merleau-Ponty, che verrebbe rimessa in questione. Al contempo, però, la difficoltà di rendere conto della specificità della mia carne rispetto alla carne del mondo verrebbe semplicemente aggirata. Come si tratterà di dimostrare, l’assenza di una differenza ontologica netta tra la carne del corpo e la carne del mondo ne Il visibile et l’invisibile, sottolineata da Deleuze nell’evocazione di una “coincidenza ideale” delle due carni,potrebbe venir risolta dal richiamo ad una carne ricavata dalla torsione di un Fuori primordiale. In che misura Deleuze, nella sua ricostruzione metafisica del progetto merleau-pontiano, si mantiene fedele ad esso? In che misura Deleuze inflette questa riformulazione speculativa in direzione della sua propria concezione della vita? Sono le questioni che il presente articolo si propone di affrontare.