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51. Chiasmi International: Volume > 12
Mauro Carbone Le Philosophe et Le Cinéaste (French)
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The Philosopher and the Moviemaker.Merleau-Ponty and the Thinking of CinemaAs its subtitle indicates, the present article is devoted to the relations between Maurice Merleau-Ponty’s philosophy and the thinking of cinema. The first section focuses on two topics, each underlying the lecture on cinema given by Merleau-Ponty in 1945. On the one hand, we find the reflection about the peculiarities of expression in film and cinematic image; on the other, we see the convergence between the inspiration of cinema and that of philosophy, which Merleau-Ponty sees as a significant characteristic of his time. This is a convergence in which the nouvelle vague’s cinema will recognise itself and which Christian Metz will retrospectively confirm. Moreover, by developing both of these topics, the author finds a way to interpret Merleau-Ponty’s lecture as an undeclared polemical response to Henri Bergson’s famous negative judgement on cinema. The second section focuses on the question of movement in cinema, putting together further references to cinema made by Merleau-Ponty in posthumous or unpublished writings such as the notes for the 1952-53 course on “The Sensible World and the World of Expression.” The third section focuses on Merleau-Ponty’s later reflection about vision and images. This section shows how the peculiar noveltyof cinema is more and more understood by Merleau-Ponty not only as historically convergent with a new way of conceiving philosophy, but as a symptom of the new ontology he was trying to formulate philosophically.Il filosofo e il cineasta.Merleau-Ponty e il pensiero del cinemaCome sottolinea il suo sottotitolo, il presente articolo è dedicato alle relazioni fra la filosofi a di Maurice Merleau-Ponty e il pensiero del cinema. La prima sezione si concentra su due argomenti, ognuno ravvisabile nella conferenza sul cinema tenuta da Merleau-Ponty nel 1945. Da una parte, troviamo la riflessione sulle peculiarità dell’espressione filmica e dell’immagine cinematografica; dall’altra, la convergenza fra l’ispirazione del cinema e quella della filosofia, che Merleau-Ponty vede come una significativa caratteristica del proprio tempo: una convergenza in cui il cinema della nouvelle vague riconoscerà se stesso e che Christian Metz retrospettivamente confermerà. Inoltre, sviluppando entrambi gli argomenti, l’autore trova modo di interpretare la conferenza di Merleau-Ponty come una non dichiarata risposta polemica al celebre giudizio negativo sul cinema formulato da Henri Bergson. La seconda sezione si concentra sulla questione del movimento nel cinema, riunendo ulteriori riferimenti di Merleau-Ponty al cinema in scritti postumi o inediti, come le note per il corso del 1952-1953 su “Il mondo sensibile e il mondo dell’espressione”. La terza sezione si concentra sulla riflessione dell’ultimo Merleau-Ponty sulla visione e le immagini. Ciò mostra come la peculiare novità del cinema sia sempre più compresa da Merleau-Ponty non solo come storicamente convergente con un nuovo modo di concepire la filosofia, ma come un sintomo della nuova ontologia che egli stava cercando di formulare filosoficamente.
52. Chiasmi International: Volume > 12
Andrea Camilleri « Le Cours Des Choses Est Sinueux » (French)
53. Chiasmi International: Volume > 13
Stephen A. Noble Maurice Merleau-Ponty, Ou Le Parcours D’Un Philosophe: Éléments pour une biographie intellectuelle
54. Chiasmi International: Volume > 13
Judith Michalet La Chair Comme « Plissement Du Dehors »: La Lecture Deleuzienne Du Dernier Merleau-Ponty
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The Flesh as the Folding of the OutsideDeleuze’s Reading of the last Merleau-PontyBy describing the flesh in terms of a “torsion” of “an Outside more distant than any exterior,” Deleuze in his 1986 book on Foucault sketches an ambivalent reading of Merleau-Ponty’s final philosophy. Insofar as it grants to the Outside an ontological primacy, Deleuze’s definition seems to indicate that the Flesh is not an originary agency, but rather a derived state of a primordial folding. If the flesh is derived, then the inconstituability of the carnal fold, which Merleau-Ponty defends, would be radically challenged. But at the same time, the difficulty that Merleau-Ponty encounters in his final writings – that of giving an account of the specificity of my Flesh in relation to the Flesh of the world – would in this way perhaps be overcome. We shall show in fact that the absence of a specific ontological difference between the Flesh of the body and the Flesh of the world in The Visible and the Invisible – an absence that Deleuze points out when he invokes an “ideal coincidence” between the two kinds of flesh, could be avoided by recourse to the living Flesh conceived as stemming from a torsion of aprimordial Outside. To what extent is Deleuze, in his metaphysical reconstruction of Merleau-Ponty’s project, still faithful to this primordial Outside? To what extent does he twist this speculative reformulation in the direction of his own conception of life? These are the questions which my article would like to disentangle.La carne come piega del FuoriDeleuze lettore dell’ultimo Merleau-PontyDescrivendo, in un passo del suo libro su Foucault, la carne come torsione di un “Fuori più lontano di ogni mondo esterno”, Deleuze abbozza una lettura ambigua della filosofi a dell’ultimo Merleau-Ponty. In quanto concede al Fuori un primato ontologico, questa defi nizione deleuziana sembra costituire l’indice di una concezione secondo la quale la carne non sarebbe più un’istanza originaria, ma uno stato derivato da un piegarsi primordiale. Se così fosse, è l’incostituibilità della piega carnale, difesa da Merleau-Ponty, che verrebbe rimessa in questione. Al contempo, però, la difficoltà di rendere conto della specificità della mia carne rispetto alla carne del mondo verrebbe semplicemente aggirata. Come si tratterà di dimostrare, l’assenza di una differenza ontologica netta tra la carne del corpo e la carne del mondo ne Il visibile et l’invisibile, sottolineata da Deleuze nell’evocazione di una “coincidenza ideale” delle due carni,potrebbe venir risolta dal richiamo ad una carne ricavata dalla torsione di un Fuori primordiale. In che misura Deleuze, nella sua ricostruzione metafisica del progetto merleau-pontiano, si mantiene fedele ad esso? In che misura Deleuze inflette questa riformulazione speculativa in direzione della sua propria concezione della vita? Sono le questioni che il presente articolo si propone di affrontare.
55. Chiasmi International: Volume > 13
Irene Pinto Pardelha La Magie Émotionnelle: Aperçu d’une phénoménologie des émotions chez Merleau-Ponty
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Emotional MagicSketch of a phenomenology of emotions in Merleau-PontyHaving more phenomenological and anthropological contours than ontological, this article tries to draw the guidelines of a phenomenology of emotions based on Merleau-Ponty’s Phenomenology of Perception. In a perspective sometimes very close to Sartre, we wish to stress, in the emotional experience, the conditions of facticity and transcendence in Merleau-Ponty’s thought. If the subject lets itself be seduced by the affective category of the environment, it is only the subject as a phenomenal body that possesses the conditions through which it is able to retrieve itself.La magia emozionaleAbbozzo di una fenomenologia delle emozioni in Merleau-PontyCon contorni più fenomenologici e antropologici che propriamente ontologici, questo articolo intende tracciare le linee principali di una fenomenologia delle emozioni nell’ambito della Fenomenologia della percezione di Merleau-Ponty. Seguendo una linea di riflessione a tratti molto prossima al Sartre di Idee per una teoria delle emozioni, è nostra intenzione porre in rilievo, a partire dall’analisi dell’esperienza emozionale, il pensiero merleau-pontiano riguardo alle condizioni di fatticità e trascendenza. Se, da un lato, il soggetto si lascia affascinare dalle categorie affettive dell’ambiente circostante, dall’altro, soltanto il soggetto stesso, in quanto corpo fenomenico, è in grado di recuperare se stesso.
56. Chiasmi International: Volume > 13
Gilles Deleuze Cours Vincennes – Saint Denis (20/01/1987)
57. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Montebello Deleuze, Une Anti-Phénoménologie ?
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Deleuze. An Anti-Phenomenology?Deleuze played Bergson off against Merleau-Ponty, but for what reasons? What is the meaning of this anachronistic return to Bergson, against the grain of phenomenological history? There was, in Deleuze, an underground debate with phenomenology, a debate that never became explicit, but that took place on common grounds which, for him, were a question of re-appropriation: the transcendental, time, and art. On all of these subjects, Deleuze invoked Bergson’s authority against phenomenology, as if Bergson allowed us to measure anew this real field, independently from consciousness, in its quadruple dimension: immanent, ontological, cosmological, and temporal. Art and flesh will be the ultimate figures of this struggle where finitude and infinitude confront one another, and where inverted possible worlds draw themselves: a world that mirrors man and a world in which “man is absent.”Deleuze, un’anti-fenomenologia?Deleuze ha ‘giocato’ Bergson contro Merleau-Ponty. Ma per quali ragioni? Qual è il senso di questo ‘inattuale’ ritorno a Bergson, contro il ‘vento della storia’ della fenomenologia? C’è stato in Deleuze un dibattito sotterraneo con la fenomenologia, un dibattito che non è mai stato veramente esplicito, ma che si è svolto su territori communi che si trattava, per lui, di tornare a far propri: il trascendentale, il tempo, l’arte. Su ciascuno di questi temi, Deleuze ha invocato la tutela di Bergson contro la fenomenologia, come se Bergson permettesse di percorrere di nuovo questo campo reale, indipendentemente dalla coscienza, nella sua quadruplice dimensione: immanente, ontologica, cosmologica, temporale. L’arte e la carne saranno le ultime figure di questa lotta in cui s’affrontano la finitudine e l’infinitudine, e in cui si delineano mondi possibili di segno rovesciato: un mondo che si ripecchia nell’uomo e un mondo «in assenza dell’uomo».
58. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Rodrigo « Chair » Et « Figure » Chez Merleau-Ponty Et Deleuze
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“Flesh” and “Figure” in Merleau-Ponty and DeleuzeGilles Deleuze points out, in his work on Francis Bacon, that “the phenomenological hypothesis is perhaps insufficient because it invokes only the lived body. But the lived body is still very little in relation to a more profound and almost unlivable Power.” The present study fi rst seeks to specify what is this intensive Power of a life carried out at the limit of the unlivable. This leads to an analysis of Deleuze’s notion of Figure. Thus, we come back to the explicitly anti-phenomenological position of Deleuze, in other words, to his will, which he constantly reaffirms, to liberate philosophy – by following the path opened by Bergson – from the ruinous presupposition of a merely human measure of appearing, which would still be the presupposition of phenomenology. In particular, we are asking ourselves if Merleau-Ponty’s notions of “being in depth” and of “pregnancy” do not escape from Deleuze’s critique, and if it is also substantiated that Deleuze was able to assert that phenomenology “erects as a norm ‘natural perception’ and its conditions.” It is the confrontation of Deleuze and Merleau-Ponty’s theses on art and the world, which finally allows us to put forward an answer.“Carne” e “Figura” in Merleau-Ponty e DeleuzeGilles Deleuze fa notare, nella sua opera su Francis Bacon, che «l’ipotesi fenomenologica è forse insufficiente, in quanto si rifà solamente al corpo vissuto.Ma il corpo vissuto è ancora poca cosa rispetto ad una Potenza più profonda e quasi invivibile». Il saggio presente cerca innanzitutto di precisare che cosa sia questa Potenza intensiva di una vita portata al limite dell’invivibile. Questo condurrà in un secondo momento ad un’analisi della nozione deleuziana di Figura.Il saggio ritorna quindi sulla posizione esplicitamente anti-fenomenologica di Deleuze, in altri termini sulla sua volontà, incessantemente riaffermata, di liberarela fi losofi a, nel solco di Bergson, dal pericolo di una misura semplicemente umana dell’apparire, premessa che a suo giudizio starebbe ancora al fondo del progetto della fenomenologia. Ci chiederemo, in particolare, se le nozioni merleau-pontiane di “essere della profondità” e di “pregnanza” non sfuggano alla critica di Deleuze, al di là del fatto quest’ultimo abbia affermato che la fenomenologia “erige a norma la ‘percezione naturale’ e le sue condizioni”. È il confronto tra le tesi di Deleuze e di Merleau-Ponty sull’arte ed il mondo che permetterà, in ultima analisi, di avanzare una risposta a questo insieme di interrogativi.
59. Chiasmi International: Volume > 13
Claudio Rozzoni Une Courte Note Sur Le Pli: « Une histoire comme celle de Merleau-Ponty »
60. Chiasmi International: Volume > 13
Annabelle Dufourcq Nietzsche et Merleau-Ponty: Profondeur des images et pensées de l’éternel retour
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Nietzsche and Merleau-PontyDepth of Images and the Thought of the Eternal ReturnHere, we analyze the reasons for which it is possible to establish a connection between Nietzsche and Merleau-Ponty – a connection claimed by Merleau-Ponty – based on a “metaphysics” of the Dionysian and the Apollonian. All existence rests upon a cruel and violent depth; and the surface of the “real,” individualities and distinct ideas, is in fact solely constituted by Apollonian images. We show how Nietzsche and Merleau-Ponty surmount the nihilism necessarily induced by this fi rst thesis by affirming the richness of images and their power of inspiration as well as the eternal recurrence of the world of appearances. In a world of images, salvation belongs to those who will know how to recognize images as such in any being and in any idea. No preexisting meaning confines us; each instant must be creative and the maximum amount of meaning will be exalted at the heart of a vivified imagination. But how can we, simultaneously, produce simple images, love and desire their subsequent destruction as well as be a creative genius, instituting and teaching? What is exactly our relationship to the Dionysian depth and to past images? Nietzsche’s position on this matter is ambiguous and, to a certain extent, double. Two tendencies coexist in his thought. On the one hand, we have an exhortation for rupture, for absolutely free creation as well as a condemnation of modern culture which has been invaded and ossified by the bric-a-brac of historical meaning. On the other hand, we have the claim for a heritage, the reference to the models of monumental history and the invocation of an inspiration drawn from nature and the elements. Merleau-Ponty’s solution to escape nihilism avoids such a duality and endeavors to reconcile our status of inheritors and our responsibility as creators. In Nietzsche’s steps, but by founding a renewed doctrine of eternal recurrence, Merleau-Ponty shows us how to become, by one and the same movement, superficial and profound.Nietzsche e Merleau-PontyProfondità delle immagini e pensieri dell’eterno ritornoSi analizzano qui le ragioni per le quali è possibile stabilire un avvicinamento tra Nietzsche e Merleau-Ponty, avvicinamento rivendicato da Merleau-Ponty stesso, a partire dall’idea di una «metafi sica» del dionisiaco e dell’apollineo. Ogni esistenza riposa su un fondo crudele e violento, mentre la superfi cie del «reale», delle individualità e delle idee chiare e distinte è costituita unicamente di immagini apollinee. Mostraremo come Nietzsche e Merleau-Ponty sormontino il nichilismo inevitabilmente connesso a questa prima posizione, affermando la ricchezza e molteplicità di spunti racchiusi in immagini come quella dell’eterno ritorno del mondo delle apparenze. In un mondo di immagini, la salvezza appartiene a coloro che sapranno riconoscere le immagini in quanto tali, in ogni essere e in ogni idea. Nessun senso preesistente ci rinchiude, ogni istante deve essere creatore, e il massimo di senso sarà celebrato in seno a un’immaginazione vivifi cata. Ma come si può al tempo stesso produrre semplici immagini, amare e desiderare la loro distruzione ormai prossima, e proporsi di essere un genio creatore, istituire ed insegnare? Qual è il nostro rapporto con il fondo dionisiaco e con le immagini passate? La posizione di Nietzsche su questo punto è ambigua e, in una certa misura, doppia. Coesistono nel suo pensiero due tendenze: da una parte un’esortazione alla rottura, alla creazione assolutamente libera, e una condanna della cultura moderna, invasa e sclerotizzata dalle anticaglie del senso storico; dall’altra parte la rivendicazione di un’eredità, il riferimento ai modelli della storia monumentale e l’invocazione di un’ispirazione attinta alla natura e agli elementi. La soluzione che Merleau-Ponty elabora, come via di fuga dal nichilismo, evita una tale dualità e si sforza di conciliare il nostro statuto di eredi con la nostra responsabilità di creatori. Seguendo Nietzsche, ma fondando una rinnovata dottrina dell’eterno ritorno, Merleau-Ponty ci mostra come divenire, attraverso un unico movimento, superficiali e profondial tempo stesso.