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51. Chiasmi International: Volume > 14
Mariana Larison L’Imaginaire du politique. Réflexions sur la lecture merleau-pontienne de Machiavel
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The Political Imaginary.Reflections on Merleau-Ponty’s reading of MachiavelliThis essay attempts to set in relief an aspect of Merleau-Ponty’s political thought that has still received little study: his conception of the political imaginary. This fertile aspect of his political thought appears explicitly in his reading of Machiavelli as it is developed in “Note on Machiavelli”, which appeared for the first time in 1949. In this note, Merleau-Ponty treats the specific problem of power. In trying to characterize this, Merleau-Ponty comes to discover the inevitably imaginary dimension of the political space.To begin, this essay retraces the aim and scope of Machiavelli’s thought, while bringing to the fore those aspects in his political reflections that are properly imaginary. Next, the essay compares these reflections to those Merleau-Ponty had on the political imaginary in the same period as his courses on childpsychology at the Sorbonne (held between 1949 and 1952). Following the descriptions of the phenomenon of the imaginary, this time from the phenomenological point of view, the third and final section of this essay will articulate the analyses of the “Note on Machiavelli” together with the theoreticaljustification of the political imaginary and will show how these analyses are inscribed in the heart of Merleau-Ponty’s path. We will then discover how thephenomenon of the imaginary is intimately linked to the constitution of the self and the other, the body and the intersubjective world, and how this problematicobliges us to pose the question of the symbolic.Across this path, the essay will aim to show how Merleau-Ponty’s reading of Machiavelli allows us to think in a new way about diverse ideas and traditionsand to articulate afresh the meaning and scope of the properly political dimension of human praxis.L’immaginario politico.Riflessioni sulla lettura merleau-pontyana di MachiavelliQuesto saggio intende mettere in rilievo un aspetto ancora poco studiato del pensiero politico di Merleau-Ponty, la sua concezione dell’immaginario politico. Tale fecondo aspetto della riflessione merleau-pontiana sul politico appare esplicitamente nella lettura di Machiavelli svolta nella «Nota su Machiavelli» (1949). In questo testo Merleau-Ponty affronta il problema specifico del potere, ed è nel tentativo di caratterizzare il potere stesso che Merleau-Ponty scopre la dimensione inevitabilmente immaginaria dello spazio politico.In un primo momento, il saggio ricostruisce l’intenzione e la portata del pensiero di Machiavelli mettendo in luce gli aspetti legati all’immaginario presenti nella sua riflessione politica. In un secondo momento, il saggio mette a confronto tali riflessioni con quelle svolte da Merleau-Ponty sul medesimo tema dell’immaginario nei corsi dedicati alla psicologia dell’età evolutiva, tenuti alla Sorbona tra il 1949 e il 1952. In un terzo momento, ripercorrendo le descrizioni del fenomeno immaginario, questa volta dal punto di vista fenomenologico, il saggio articola le analisi svolte nella «Nota su Machiavelli» con la giustificazione teorica di questa stessa nozione di immaginario del politico ; ricolloca tali analisi all’interno del complessivo percorso merleaupontyano; mostra come il fenomeno dell’immaginario sia intimamente legato alla costituzione stessa dell’io e dell’altro, del corpo e del mondo intersoggettivo; come tale problematica renda infine necessario porre il problema del simbolico.L’insieme del percorso svolto nel presente saggio mostra quindi come la lettura merleau-pontyana di Machiavelli consenta di pensare in modo inedito nozioni e tradizioni differenti, nonché di articolare in maniera rinnovata il senso e la portata della dimensione propriamente politica della praxis umana.
52. Chiasmi International: Volume > 14
Christopher Lapierre Être Et Négativité. La Question Du Subjectif-Objectif Chez Merleau-Ponty Et Grimaldi
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Being and Negativity. The Thinking of the Subjective-Objective in Merleau-Ponty and GrimaldiThe thought of Maurice Merleau-Ponty is distinguished at the outset from that of Nicolas Grimaldi as much by their methodological commitments as by the place each one accords to time. Nevertheless, their adoption of a double point of view on the human being – as at the same time consciousness and object – justifies bringing them together. Confronted to its full extent, the problem of the subjective-objective implies the development of a monistic ontology and authorizes the critique that Merleau-Ponty and Grimaldi both address to Sartre and Bergson. In thinking a negativity internal to Being, the two authors come to restore an authentic passivity of mind, inaccessible to the dialectic of being and nothingness. Their philosophical paths diverge conclusively in the solution each brings to this common problem : whereas Merleau-Ponty only sees an apparent contradiction in the duality of points of view, one that is to be lifted by reworking them, Grimaldi’s realism maintains the contradiction at the heart of a substantial unity conceived as time.Essere e negatività. Il pensiero del soggettivo-oggettivo in Merleau-Ponty e GrimaldiIl pensiero di Maurice Merleau-Ponty e di Nicolas Grimaldi si distinguono, ad un primo sguardo, sia per la loro presa di posizione metodologica che per il ruolo che rispettivamente accordano al tempo. Ciononostante, la loro presa in considerazione di un doppio punto di vista sull’uomo – compreso alo stesso tempo come coscienza e come oggetto – giustifica un loro confronto. Affrontato in tutta la sua ampiezza, il problema del soggettivo-oggettivo implica lo sviluppo di un’ontologia monista ed autorizza le critiche che Merleau-Ponty e Grimaldi rivolgono entrambi a Sartre e Bergson. Pensando ad una negatività interna all’Essere, i due autori giungono a restaurare una passività autentica dello spirito, inaccessibile alla dialettica tra essere e niente. In definitiva, le due vie filosofiche considerate in questo saggio divergono rispetto alla soluzione che essi forniscono a questo problema comune : mentre Merleau-Ponty vede nella dualità dei punti di vista una mera contraddizione apparente che si tratta di eliminare riformulandoli, il realismo grimaldiano mantiene la contraddizione inseno ad un’unità sostanziale concepita in termini di tempo.
53. Chiasmi International: Volume > 14
Josep Maria Bech Penser le visuel, visualiser la pensée. Modèle perceptif et politique de la vision
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Thinking the Visual, Visualizing the Thought.A perceptual and Political Model of VisionMerleau-Ponty’s program of perceptivizing thought has depoliticizing effects that, though he does not recognize them, undermine his understanding of politics. These anti-political consequences, moreover, bring out the internal difficulties of his anti-intellectualist starting point. There are three areas in which Merleau-Ponty gave a thorough application, though with unequal success, of his perception-based model: the presentation of his own thought, in which his program of picturalization had a striking success; the explanation of the historical process, in which his visualization model was only partly effective; and access to other people’s thought, in which his perceptivist views encountered an undeniable failure. Merleau-Ponty’s successive approaches to other people’s thought show, by two distinct paths, and beyond his own intentions, an unforeseen political defect. His perceptive model proves incompatible with his political ideas when it is applied in depth, and it thus breaks apart the cohesion of his thought. From a larger perspective, it disrupts reflective approaches to politics since it damages their conceptual bases. This article shows successively that Merleau-Ponty laid out a perceptive model of universal scope; that he applied it to several areas, including politics; that this model proves politically deficient when it serves to remove the autochthonous sources of sense; that these depoliticizing effects become more acute when Merleau-Ponty employs the perceptive model to elucidate other people’s thought; and that its frustration in this area not only devalues his political reflections, but also signals that the perceptive model simply prevents a “thinking of the political.”Pensare il visuale, visualizzare il pensiero.Un modello percettivo e politico della visioneIl programma di percettivizzazione del pensiero intrapreso da Merleau-Ponty comporta effetti spoliticizzanti che sconfessano nascostamente la sua comprensione della politica. Tali conseguenze antipolitiche mettono altresì in rilievo le difficoltà intrinseche alla sua posizione anti-intellettualista. Vi sono tre ambiti nei quali Merleau-Ponty, con diverso successo, ha applicato il suo modello percettivo : la presentazione del suo stesso pensiero, nella quale questo programma di pittoricizzazione incontra un successo trionfale; la chiarificazione del processo storico, dove tale modello “visualeˮ non è efficace che in parte; infine l’accesso al pensiero di altri autori, terreno sul quale questa prospettiva percettivista subisce uno scacco innegabile. Molti tentativi merleaupontiani di approcciare il pensiero di altri autori attestano in vario modo un imprevisto deficit politico. Il modello percettivo di Merleau-Ponty si rivela in altri termini incompatibile con le sue idee politiche, nel momento in cui viene applicato in profondità, e in ultima analisi mette a dura prova la coerenza del suo pensiero. In una prospettiva più ampia, esso ostacola un approccio riflessivo alla politica poiché ne degrada le stesse basi concettuali. Il nostro articolo mostra quindi che Merleau-Ponty ha articolato un modello percettivo di portata universale; che l’ha applicato a svariati ambiti d’indagine, tra cui la politica; che quel modello si rivela deficitario quando viene utilizzato per attingere a specifiche fonti di senso; che tali effetti spoliticizzanti si acuiscono nel momento in cui Merleau-Ponty adotta il modello percettivo per illuminare il pensiero di altri autori; che, per concludere, la sua incongruenza con questo peculiare ambito di riflessione non solo impoverisce le sue riflessioni politiche, ma attesta che in linea generale il modello percettivo sbarra la strada a un qualsiasi «pensiero del politico».
54. Chiasmi International: Volume > 14
Marcus Sacrini Ferraz L’Anthropologie comme contre-science. Une approche merleau-pontienne
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Anthropology as Counter-Science. A Merleau-Pontyan approachThe author tries to show that the conception of the anthropology as counter-science, presented by Foucault (inspired by Lévi-Strauss), is limited to dissolve some naïve representations of subjectivity, and that the critical potential of this notion could be extended to the current theoretical conceptions (section 1). The author holds that the limited notion of contra-science can be found in the very Lévi-Strauss’ works, and this is made clear by comparison with Edmund Husserl’s works (sections 2-3). After that, the author tries to develop a larger notion of counter-science, based on Merleau-Ponty’s criticisms to Lévi-Strauss (section 4). The author uses the subject of acupuncture’s efficacy as an example of this larger notion of counter-science.L’antropologia come contro-scienza. Un approccio merleau-pontyanoIntendiamo mostrare come la concezione dell’antropologia in quanto contro-scienza presentata da Foucault (ispirata dalle opere di Lévi-Strauss) si limiti a smontare alcune rappresentazioni ingenue della soggettività, e che il potenziale critico di questa nozione potrebbe invece essere esteso alle concezioni teoriche in vigore (sezione 1). Sosteniamo che questa nozione limitata di contro-scienza può essere trovata nell’opera di Lévi-Strauss stesso, cosa che emerge con chiarezza nel confronto con alcuni testi di Edmund Husserl (sezioni 2-3). Cerchiamo quindi di sviluppare una più ampia nozione di controscienza antropologica, che si basa sulle posizioni critiche di Merleau-Ponty riguardo a Lévi-Strauss (sezione 4). Il tema dell’efficacitá dell’agopuntura è utilizato come esempio di questa nozione ampliata di contro-scienza.
55. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni, Davide Scarso Introduction
56. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni Présentation
57. Chiasmi International: Volume > 14
Etienne Bimbenet Qu’est-ce que ça fait de voir comme un être Humain?
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What is it Like to See as a Human Being ?We will ask here “what is it like to see as a human being?” Such a question is difficult, for taking a step back from perception and considering that it might not be what it is, this question goes against what is commonly called the “natural attitude”. Merleau-Ponty orchestrates this relativization of human seeing and itsspontaneous realism in two different ways. First, there is what might be called the “way of finitude.” This consists in taking the point of view from nowhere on perception, the point of view of a mind without worldly attachments. We would then say, as Merleau-Ponty never stopped saying, that perceiving is not seeing from nowhere, and that we always perceive from somewhere, in a finite body, and not from the point of view of god. Our animal origin, however, offers a second, quite different way of frustrating the dogmatism of the perceptual faith. This is the way that Merleau-Ponty adopts in The Structure of Behavior, where he is, in a very natural manner, brought to interrogate that which distinguishes animal perception from human perception. His answer here is valuable: to see as a human is to be capable of “perspectival multiplicity.” To catch sight of such a concept, to see human seeing as plural and excessive, is only possible for someone who has abandoned the point of view of nowhere and who has decided to philosophize starting from the animal.Che effetto fa vedere come un essere umano?Noi ci chiederemo qui che cosa significa «vedere come un essere umano». La questione è difficile, poiché, nell’assumere un distacco rispetto alla percezione e nel supporre che questa possa non essere ciò che è, va contro ciò che comunemente si definisce «atteggiamento naturale». Merleau-Ponty orchestrerà in due modi diversi questa relativizzazione del vedere umano, e del suo realismo spontaneo. Vi è prima di tutto ciò che si potrebbe chiamare la « via della finitezza ». Questa consiste nel prendere nei confronti della percezione il punto di vista assoluto, il punto di vista di uno spirito privo di legami mondani; diremo allora, come Merleau-Ponty non cessa di ripetere, che percepire non è vedere da nessun luogo, che percepiamo sempre da qualche luogo, in un corpo finito, e non dal punto di vista di dio. La nostra origine animale si offre tuttavia come una seconda modalità, ben diversa, di svelare il dogmatismo della fede percettiva. È la via che Merleau-Ponty fa propria ne La Struttura del comportamento, in cui egli è naturalmente portato ad interrogarsi su ciò che distingue le percezioni animali ed umane. Da qui questa risposta, per noi preziosa: vedere come un essere umano significa essere capaci di una « molteplicità prospettica ». Intravedere un tale concetto, vedere il vedere umano come plurale ed eccessivo, è ciò di cui è capace solamente chi ha abbandonato un punto di vista assoluto ed ha deciso difilosofare a partire dall’animale.
58. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni Le Cogito et le lézard mexicain. La philosophie et le reste des sciences chez le dernier Merleau-Ponty
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The Cogito and the Mexican Salamander.Philosophy and the Rest of Sciences in the late Merleau-Ponty The article examines Merleau-Ponty’s almost parallel reading – in his last courses at the Collège de France – of the Cartesian cogito and the development of the Axolotl, the salamander studied by American biologist Coghill. My hypothesis is that the metaphysics of the cogito and the biology of the Axolotl represented for Merleau-Ponty two ways of access to the same discovery. Descartes came up against a phenomenon, the cogito, which required the reshaping of metaphysics as a sort of (impossible) psychology of the event or the absolute. Within the field of anatomy, Coghill came up against a phenomenon, the embryogenesis of the Axolotl, which similarly required a sort of conversion of anatomy into embryology. Therefore, bios and psyché, “embryonality” and the cogito, would be nothing but the denomination of the objects that psychology and biology meet along their borders, names for what we could refer to as “event,” “continuum,” “becoming” or, according to an old but still suitable definition, “absolute.” This has countless consequences on the relationship between the so-called human sciences and the so-called natural sciences, their eternally missed dialogue, their false complementarity and the illusion that the famous “two cultures” do actually exist.Il Cogito e la lucertola messicana.La filosofia e il resto delle scienze nell’ultimo Merleau-Ponty L’articolo prende in esame la lettura quasi parallela che Merleau-Ponty svolge, negli ultimi corsi di lezione al Collège de France, del cogito cartesiano e dello sviluppo dell’Axolotl, la lucertola studiata dal biologo americano Coghill. La nostra ipotesi è che la metafisica del cogito, e la biologia dell’Axolotl, rappresentino agli occhi di Merleau-Ponty due modi d’accesso a una stessa scoperta. Dall’interno della metafisica, Descartes si imbatte in un fenomeno, il cogito appunto, che esige che la metafisica si istituisca come una sorta di (impossibile) psicologia dell’eventoo dell’assoluto. Tutta la metafisica sarebbe psicologia, cioè indicazione del luogo assoluto nel quale è inscritto ogni luogo. Dall’interno dell’anatomia, Coghill siimbatte in un fenomeno, lo sviluppo dell’embrione dell’Axolotl, che esige analogamente che tutta l’anatomia si risolva in embriologia. Il vivente sarebbe allora in generale questa condizione di gemmazione e autoorganizzazione, e l’embriologia sarebbe la scienza (impossibile) di questo divenire perfettamenteanoggettuale. Bios e psyché, “embrionalità” e cogito non sarebbero che i nomi di ciò che la psicologia e la biologia incontrano al loro confine, nomi di ciò che infilosofia si chiama evento, continuum, divenire, o, con un vecchio e adattissimo termine, assoluto. Il che comporta innumerevoli conseguenze circa il rapporto trale cosiddette scienze umane e le cosiddette scienze naturali, sul loro dialogo eternamente mancato, sulla loro falsa complementarietà, sull’illusione che si diano davvero le celebri “due culture”.
59. Chiasmi International: Volume > 14
Marcos José Müller-Granzotto Esquisse et pulsion. Le regard selon Merleau-Ponty
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Sketch and Drive. The Gaze in Merleau-PontyIn Seminar XI (The Four Fundamental Concepts of Psychoanalysis), Jacques Lacan interrupts the first session, which was to be devoted to the Freudian notion of the drive, in order to consider not this fundamental concept of psychoanalysis, but the way in which Maurice Merleau-Ponty, in his posthumous book, The Visible and the Invisible, approaches the idea of the subject and how he points to the divergence between the eye and the gaze. Lacan sees in Merleau-Ponty’s thesis concerning the gaze, a certain analogy with what Freud called the death drive. But, concerning voyance, Lacan wonders if Merleau-Ponty does not fall back into a Platonic imaginary of an ultra-gaze from which each body would issue. But or task now is to show that Merleau-Ponty remained faithful to the fact that the gaze cannot really be explained and that his philosophy of the flesh has not reduced the diverse dimension of experience to a central power of constitution. In order to apprehend better the notion of the flesh, we shall bring into play Merleau-Ponty’s theory of the Gestalt, which will allow us to show how, for Merleau-Ponty, the drive is always an irreducible alterity that stops the indivision of the whole from being able to be experienced as a synthesis.Adombramento e pulsione. Lo sguardo in Merleau-PontyNel seminario XI (I quattro concetti della psicoanalisi), Jacques Lacan sospende la prima seduta dedicata alla discussione della nozione freudiana di pulsione, per esaminare non il concetto fondamentale della psicoanalisi ma la maniera in cui Maurice Merleau-Ponty, nel suo libro postumo Il visibile e l’invisibile, affronta il tema e mostra lo scarto che esiste tra occhio e sguardo. Lacan scorge nella tesi di Merleau-Ponty concernente lo sguardo una certa analogia con ciò che Freud ha chiamato pulsione di morte. Ma, a proposito della voyance, Lacan si chiede se Merleau-Ponty non ricada in fondo nell’immaginario platonico di un ultra-sguardo dal quale dovrebbe provenire ogni corpo. Il nostro intento è quindi mostrare che Merleau-Ponty è rimasto fedele alla concezione dell’inesplicabilità dello sguardo estraneo e che allo stesso modo la sua filosofia della carne non ha ridotto le diverse dimensioni dell’esperienza ad un potere centrale di costituzione. Per meglio comprendere la nozione di carne faremo appello alla teoria merleau-pontiana della Gestalt, la quale ci permetterà di mostrare come, per il filosofo, la pulsione sia sempre un’alterità irreducibile tale da impedire che l’indivisione del tutto possa talvolta essere vissuta come sintesi.
60. Chiasmi International: Volume > 14
Guillaume Carron Présentation