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41. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Montebello Deleuze, Une Anti-Phénoménologie ?
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Deleuze. An Anti-Phenomenology?Deleuze played Bergson off against Merleau-Ponty, but for what reasons? What is the meaning of this anachronistic return to Bergson, against the grain of phenomenological history? There was, in Deleuze, an underground debate with phenomenology, a debate that never became explicit, but that took place on common grounds which, for him, were a question of re-appropriation: the transcendental, time, and art. On all of these subjects, Deleuze invoked Bergson’s authority against phenomenology, as if Bergson allowed us to measure anew this real field, independently from consciousness, in its quadruple dimension: immanent, ontological, cosmological, and temporal. Art and flesh will be the ultimate figures of this struggle where finitude and infinitude confront one another, and where inverted possible worlds draw themselves: a world that mirrors man and a world in which “man is absent.”Deleuze, un’anti-fenomenologia?Deleuze ha ‘giocato’ Bergson contro Merleau-Ponty. Ma per quali ragioni? Qual è il senso di questo ‘inattuale’ ritorno a Bergson, contro il ‘vento della storia’ della fenomenologia? C’è stato in Deleuze un dibattito sotterraneo con la fenomenologia, un dibattito che non è mai stato veramente esplicito, ma che si è svolto su territori communi che si trattava, per lui, di tornare a far propri: il trascendentale, il tempo, l’arte. Su ciascuno di questi temi, Deleuze ha invocato la tutela di Bergson contro la fenomenologia, come se Bergson permettesse di percorrere di nuovo questo campo reale, indipendentemente dalla coscienza, nella sua quadruplice dimensione: immanente, ontologica, cosmologica, temporale. L’arte e la carne saranno le ultime figure di questa lotta in cui s’affrontano la finitudine e l’infinitudine, e in cui si delineano mondi possibili di segno rovesciato: un mondo che si ripecchia nell’uomo e un mondo «in assenza dell’uomo».
42. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Rodrigo « Chair » Et « Figure » Chez Merleau-Ponty Et Deleuze
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“Flesh” and “Figure” in Merleau-Ponty and DeleuzeGilles Deleuze points out, in his work on Francis Bacon, that “the phenomenological hypothesis is perhaps insufficient because it invokes only the lived body. But the lived body is still very little in relation to a more profound and almost unlivable Power.” The present study fi rst seeks to specify what is this intensive Power of a life carried out at the limit of the unlivable. This leads to an analysis of Deleuze’s notion of Figure. Thus, we come back to the explicitly anti-phenomenological position of Deleuze, in other words, to his will, which he constantly reaffirms, to liberate philosophy – by following the path opened by Bergson – from the ruinous presupposition of a merely human measure of appearing, which would still be the presupposition of phenomenology. In particular, we are asking ourselves if Merleau-Ponty’s notions of “being in depth” and of “pregnancy” do not escape from Deleuze’s critique, and if it is also substantiated that Deleuze was able to assert that phenomenology “erects as a norm ‘natural perception’ and its conditions.” It is the confrontation of Deleuze and Merleau-Ponty’s theses on art and the world, which finally allows us to put forward an answer.“Carne” e “Figura” in Merleau-Ponty e DeleuzeGilles Deleuze fa notare, nella sua opera su Francis Bacon, che «l’ipotesi fenomenologica è forse insufficiente, in quanto si rifà solamente al corpo vissuto.Ma il corpo vissuto è ancora poca cosa rispetto ad una Potenza più profonda e quasi invivibile». Il saggio presente cerca innanzitutto di precisare che cosa sia questa Potenza intensiva di una vita portata al limite dell’invivibile. Questo condurrà in un secondo momento ad un’analisi della nozione deleuziana di Figura.Il saggio ritorna quindi sulla posizione esplicitamente anti-fenomenologica di Deleuze, in altri termini sulla sua volontà, incessantemente riaffermata, di liberarela fi losofi a, nel solco di Bergson, dal pericolo di una misura semplicemente umana dell’apparire, premessa che a suo giudizio starebbe ancora al fondo del progetto della fenomenologia. Ci chiederemo, in particolare, se le nozioni merleau-pontiane di “essere della profondità” e di “pregnanza” non sfuggano alla critica di Deleuze, al di là del fatto quest’ultimo abbia affermato che la fenomenologia “erige a norma la ‘percezione naturale’ e le sue condizioni”. È il confronto tra le tesi di Deleuze e di Merleau-Ponty sull’arte ed il mondo che permetterà, in ultima analisi, di avanzare una risposta a questo insieme di interrogativi.
43. Chiasmi International: Volume > 13
Claudio Rozzoni Une Courte Note Sur Le Pli: « Une histoire comme celle de Merleau-Ponty »
44. Chiasmi International: Volume > 13
Annabelle Dufourcq Nietzsche et Merleau-Ponty: Profondeur des images et pensées de l’éternel retour
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Nietzsche and Merleau-PontyDepth of Images and the Thought of the Eternal ReturnHere, we analyze the reasons for which it is possible to establish a connection between Nietzsche and Merleau-Ponty – a connection claimed by Merleau-Ponty – based on a “metaphysics” of the Dionysian and the Apollonian. All existence rests upon a cruel and violent depth; and the surface of the “real,” individualities and distinct ideas, is in fact solely constituted by Apollonian images. We show how Nietzsche and Merleau-Ponty surmount the nihilism necessarily induced by this fi rst thesis by affirming the richness of images and their power of inspiration as well as the eternal recurrence of the world of appearances. In a world of images, salvation belongs to those who will know how to recognize images as such in any being and in any idea. No preexisting meaning confines us; each instant must be creative and the maximum amount of meaning will be exalted at the heart of a vivified imagination. But how can we, simultaneously, produce simple images, love and desire their subsequent destruction as well as be a creative genius, instituting and teaching? What is exactly our relationship to the Dionysian depth and to past images? Nietzsche’s position on this matter is ambiguous and, to a certain extent, double. Two tendencies coexist in his thought. On the one hand, we have an exhortation for rupture, for absolutely free creation as well as a condemnation of modern culture which has been invaded and ossified by the bric-a-brac of historical meaning. On the other hand, we have the claim for a heritage, the reference to the models of monumental history and the invocation of an inspiration drawn from nature and the elements. Merleau-Ponty’s solution to escape nihilism avoids such a duality and endeavors to reconcile our status of inheritors and our responsibility as creators. In Nietzsche’s steps, but by founding a renewed doctrine of eternal recurrence, Merleau-Ponty shows us how to become, by one and the same movement, superficial and profound.Nietzsche e Merleau-PontyProfondità delle immagini e pensieri dell’eterno ritornoSi analizzano qui le ragioni per le quali è possibile stabilire un avvicinamento tra Nietzsche e Merleau-Ponty, avvicinamento rivendicato da Merleau-Ponty stesso, a partire dall’idea di una «metafi sica» del dionisiaco e dell’apollineo. Ogni esistenza riposa su un fondo crudele e violento, mentre la superfi cie del «reale», delle individualità e delle idee chiare e distinte è costituita unicamente di immagini apollinee. Mostraremo come Nietzsche e Merleau-Ponty sormontino il nichilismo inevitabilmente connesso a questa prima posizione, affermando la ricchezza e molteplicità di spunti racchiusi in immagini come quella dell’eterno ritorno del mondo delle apparenze. In un mondo di immagini, la salvezza appartiene a coloro che sapranno riconoscere le immagini in quanto tali, in ogni essere e in ogni idea. Nessun senso preesistente ci rinchiude, ogni istante deve essere creatore, e il massimo di senso sarà celebrato in seno a un’immaginazione vivifi cata. Ma come si può al tempo stesso produrre semplici immagini, amare e desiderare la loro distruzione ormai prossima, e proporsi di essere un genio creatore, istituire ed insegnare? Qual è il nostro rapporto con il fondo dionisiaco e con le immagini passate? La posizione di Nietzsche su questo punto è ambigua e, in una certa misura, doppia. Coesistono nel suo pensiero due tendenze: da una parte un’esortazione alla rottura, alla creazione assolutamente libera, e una condanna della cultura moderna, invasa e sclerotizzata dalle anticaglie del senso storico; dall’altra parte la rivendicazione di un’eredità, il riferimento ai modelli della storia monumentale e l’invocazione di un’ispirazione attinta alla natura e agli elementi. La soluzione che Merleau-Ponty elabora, come via di fuga dal nichilismo, evita una tale dualità e si sforza di conciliare il nostro statuto di eredi con la nostra responsabilità di creatori. Seguendo Nietzsche, ma fondando una rinnovata dottrina dell’eterno ritorno, Merleau-Ponty ci mostra come divenire, attraverso un unico movimento, superficiali e profondial tempo stesso.
45. Chiasmi International: Volume > 13
Danilo Saretta Verissimo Position et critique de la fonction symbolique dans les premiers travaux de Merleau-Ponty
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Position and Criticism of the Symbolic Functionin the First Works of Merleau-PontyIn this article, we propose to address the question of the symbolic function in Merleau-Ponty’s first works. More specifically, we shall be interested in the place thathe grants to this question in The Structure of Behavior, and to the way he critically takes it up in the Phenomenology of Perception. Although Merleau-Ponty hardly clarifies this himself, Merleau-Ponty’s commentators also have rarely made this problematic an object of debate. In his first work, by appropriating the semantics of the symbolic emerging from neuropsychology, Merleau-Ponty characterizes the level of organization of human corporality by means of its capacity to overcome the immediate character of lived situations. In this work, the categorical attitude appears as a new signification of organic structuration that, among the different forms of behavior, characterizes human activity. Moreover, in the chapters of the Phenomenology of Perception where Merleau-Ponty evokes the spatiality, the motility, and the expressivity of one’s own body, he abandons causal explanations of pathological phenomena which are used as if they are arguments, just as he gives up explanations copied off the symbolic function which are then associated with intellectualist analyses. These analyses delimit the notion of intentionality that Merleau-Ponty aims at developing. The notion is established on the foundation of the synergetic unity of one’s own body. Whence the importance that another theoretico-anthropological device acquires throughout the Phenomenology of Perception: the notion of the “corporeal schema”.Posizione e critica della funzione simbolicanei primi lavori di Merleau-PontyIn questo articolo ci proponiamo di affrontare la questione della funzione simbolica nei primi lavori di Merleau-Ponty. Ci interesseremo più specificamente al posto che è accordato a tale questione ne La struttura del comportamento e alla sua ripresa critica nella Fenomenologia della percezione. Poco esplicitata dal filosofo, questa problematica è altresì poco dibattuta presso i commentatori. Nel suo primo lavoro, Merleau-Ponty, appropriandosi della semantica del simbolo sorta dalla neuropsichiatria, caratterizza il livello d’organizzazione della corporeità umana mediante la sua capacità di superare il carattere immediato delle situazioni vissute. In quest’opera, l’attitudine categoriale appare come un nuovo signifi cato della ristrutturazione organica che, fra le differenti forme di comportamento, caratterizza l’attività umana. D’altronde, nei capitoli della Fenomenologia della percezione in cui Merleau-Ponty evoca la spazialità, la motricitàe l’espressività del corpo proprio, l’autore rinuncia alle spiegazioni causali dei fenomeni patologici utilizzati alla stregua di argomentazioni, così come rinuncia alla spiegazioni ricavate dalla funzione simbolica, ormai ricondotte a delle analisi di ordine intellettualistico. Tali analisi delimitano la nozione d’intenzionalità che il filosofo mira a sviluppare, e che si stabilisce in base al fondamento dell’unità simbolica del corpo proprio. Da qui l’importanza che acquista un altro dispositivo teorico-antropologico lungo tutta la Fenomenologia della percezione: la nozione di “schema corporeo”.
46. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Rodrigo Presentation
47. Chiasmi International: Volume > 13
Pierre Rodrigo Presentazione
48. Chiasmi International: Volume > 13
Guillaume Carron De L’Expérience À L’ « Événement »: Les enjeux de la pensée d’un « symbolisme originaire »
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From Experience to the “Event”The Stakes of the Thought of an “Originary Symbolism”This article proposes to understand the progressive conceptualization of experience as “originary symbolism.” After having examined the notions of form but also – and above all – those of categorical attitude and expression, we show that Merleau-Ponty turns toward a concept of experience that is from the start expressive. Here, the symbolic function, in Cassirer’s sense, is slowly replaced by a “symbolism” in which the diacritical, institution, and the unconscious play a fundamental role. Making use of Merleau-Ponty’s unpublished notes, particularly those in the Sensible World and the World of Expression, allows us to observe the convergence of diacritical thought, institution, and the unconscious toward one unified conception of originary symbolism. Hence, we propose an approach that departs from the traditional categories of consciousness and of evidence, and founds a theory of experience as “event”.Dall’esperienza all’ «evento»La posta in gioco del «simbolismo originario»L’articolo si propone di comprendere la progressiva concettualizzazione merleaupontyana dell’esistenza come «simbolismo originario». Dopo aver esaminato le nozioni di forma, ma anche e soprattutto di atteggiamento categoriale e di espressione, mostreremo che Maurice Merleau-Ponty si indirizza a una concezione dell’esperienza che ne fa qualcosa di immediatamente espressivo; concezione in cui la funzione simbolica, nel senso di Cassirer, viene poco a poco sostituita da un «simbolismo» in cui il diacritico, l’istituzione e l’inconscio giocano un ruolo fondamentale. Il ricorso alle Note inedite di Merleau-Ponty, e in particolare a Le monde sensible et le monde de l’expression, consente appunto di osservare la convergenza dei tre concetti di diacritico, di istituzione e di inconscio, in direzione di una medesima concezione del simbolismo originario. Proponiamo quindi un approccio che si discosta dalle tradizionali categorie della coscienza e dell’evidenza, per fondare una teoria dell’esperienza come «evento».
49. Chiasmi International: Volume > 14
Philippe Descola L’ontologie des autres: Entretien par Davide Scarso sur Maurice Merleau-Ponty
50. Chiasmi International: Volume > 14
Leonard Lawlor D’autres questions. Le moyen de sortir de la situation philosophique actuelle (via Merleau-Ponty)
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Further Questions. A Way Out of the Present Philosophical Situation(via Merleau-Ponty)This essay contains a short analysis of Merleau-Ponty’s Eye and Mind. The analysis focuses on the final pages of Eye and Mind, in which Merleau-Ponty speaks of a false imaginary. It is through this consideration of the “false imaginary” that we can determine Merleau-Ponty’s contribution to the idea of overcoming metaphysics, that is, the transformation of who we are, from manipulandum to being, all of us, painters. More generally however, the short analysis of Eye and Mind functions as the means to open a research agenda for what we have called in the twentieth century “continental philosophy.” The research agenda contains four conceptual features: 1) the starting point in immanence (where immanence is understood fi rst as internal, subjective experience, but then, due to the universality of the epoche, immanence is understood as ungrounded experience); 2) difference (where difference gives way to multiplicity, itself emancipated from an absolute origin and an absolute purpose); 3) thought (where thought is understood as language liberated from the constraints of logic, and language is understood solely in terms of its own being, as indefi nite continuous variation); and 4) the overcoming of metaphysics (where metaphysics is understood as a mode of thinking based in presence, and overcoming is understood as the passage to a new mode of thought, a new people and a new land). But, as we shall see, this conception of philosophy really ends up posing “further questions.” My essay attempts to summarize my new book called Early Twentieth Century Continental Philosophy (Bloomington: Indiana University Press, 2011).Altre domande. Una via d’uscita dalla situazione fi losofi ca attuale(via Merleau-Ponty)Questo saggio contiene una breve analisi de L’occhio e lo spirito di Merleau-Ponty. L’analisi si concentra sulle pagine conclusive dell’opera, nelle quali Merleau-Ponty parla di un falso immaginario. È attraverso l’esame di tale “falso immaginario” che possiamo determinare il contributo di Merleau-Ponty all’idea di un superamento della metafisica, ovvero la trasformazione di chi noi siamo, da manipulandum ad essere, noi tutti, pittori. Più in generale, la breve analisi de L’occhio e lo spirito funziona come mezzo per aprire un programma di ricerca per quella che nel XX secolo abbiamo defi nito “filosofi a continentale”. Tale piano di ricerca presenta quattro aspetti concettuali: 1) il punto di partenza nell’immanenza (laddove l’immanenza è intesa dapprima come esperienza interna soggettiva, ma successivamente, a causa dell’universalità dell’epoché, essa è compresa in quanto esperienza non fondata); 2) la differenza (laddove la differenza apre la via della molteplicità, emancipandosi da un’origine e da un fine assoluti); 3) pensiero (inteso come linguaggio liberato dai vincoli della logica, e compreso solamente nei termini del suo essere proprio, come variazione continua e indefinita); e 4) il superamento della metafisica (laddove per metafisica si intende un modo di pensare basato sulla presenza e per superamento s’intende il passaggio ad una nuova modalità del pensiero, un nuovo popolo ed una nuova terra). Ma, come vedremo, questa concezione della filosofi a finisce per porre “ulteriori domande”. Tale saggio si propone anche di compiere una sintesidel mio nuovo libro Early Twentieth Century Continental Philosophy (Bloomington: Indiana University Press, 2011).