Narrow search


By category:

By publication type:

By language:

By journals:

By document type:


Displaying: 201-220 of 671 documents

0.106 sec

201. Chiasmi International: Volume > 14
Philippe Descola The Ontology of Others: An interview conducted by Davide Scarso about Maurice Merleau-Ponty
202. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni, Davide Scarso Introduction
203. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni Introduction
204. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni, Davide Scarso Introduzione
205. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni Présentation
206. Chiasmi International: Volume > 14
Etienne Bimbenet Qu’est-ce que ça fait de voir comme un être Humain?
abstract | view |  rights & permissions
What is it Like to See as a Human Being ?We will ask here “what is it like to see as a human being?” Such a question is difficult, for taking a step back from perception and considering that it might not be what it is, this question goes against what is commonly called the “natural attitude”. Merleau-Ponty orchestrates this relativization of human seeing and itsspontaneous realism in two different ways. First, there is what might be called the “way of finitude.” This consists in taking the point of view from nowhere on perception, the point of view of a mind without worldly attachments. We would then say, as Merleau-Ponty never stopped saying, that perceiving is not seeing from nowhere, and that we always perceive from somewhere, in a finite body, and not from the point of view of god. Our animal origin, however, offers a second, quite different way of frustrating the dogmatism of the perceptual faith. This is the way that Merleau-Ponty adopts in The Structure of Behavior, where he is, in a very natural manner, brought to interrogate that which distinguishes animal perception from human perception. His answer here is valuable: to see as a human is to be capable of “perspectival multiplicity.” To catch sight of such a concept, to see human seeing as plural and excessive, is only possible for someone who has abandoned the point of view of nowhere and who has decided to philosophize starting from the animal.Che effetto fa vedere come un essere umano?Noi ci chiederemo qui che cosa significa «vedere come un essere umano». La questione è difficile, poiché, nell’assumere un distacco rispetto alla percezione e nel supporre che questa possa non essere ciò che è, va contro ciò che comunemente si definisce «atteggiamento naturale». Merleau-Ponty orchestrerà in due modi diversi questa relativizzazione del vedere umano, e del suo realismo spontaneo. Vi è prima di tutto ciò che si potrebbe chiamare la « via della finitezza ». Questa consiste nel prendere nei confronti della percezione il punto di vista assoluto, il punto di vista di uno spirito privo di legami mondani; diremo allora, come Merleau-Ponty non cessa di ripetere, che percepire non è vedere da nessun luogo, che percepiamo sempre da qualche luogo, in un corpo finito, e non dal punto di vista di dio. La nostra origine animale si offre tuttavia come una seconda modalità, ben diversa, di svelare il dogmatismo della fede percettiva. È la via che Merleau-Ponty fa propria ne La Struttura del comportamento, in cui egli è naturalmente portato ad interrogarsi su ciò che distingue le percezioni animali ed umane. Da qui questa risposta, per noi preziosa: vedere come un essere umano significa essere capaci di una « molteplicità prospettica ». Intravedere un tale concetto, vedere il vedere umano come plurale ed eccessivo, è ciò di cui è capace solamente chi ha abbandonato un punto di vista assoluto ed ha deciso difilosofare a partire dall’animale.
207. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni, Davide Scarso Introduction
208. Chiasmi International: Volume > 14
Guillaume Carron Introduction
209. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni Le Cogito et le lézard mexicain. La philosophie et le reste des sciences chez le dernier Merleau-Ponty
abstract | view |  rights & permissions
The Cogito and the Mexican Salamander.Philosophy and the Rest of Sciences in the late Merleau-Ponty The article examines Merleau-Ponty’s almost parallel reading – in his last courses at the Collège de France – of the Cartesian cogito and the development of the Axolotl, the salamander studied by American biologist Coghill. My hypothesis is that the metaphysics of the cogito and the biology of the Axolotl represented for Merleau-Ponty two ways of access to the same discovery. Descartes came up against a phenomenon, the cogito, which required the reshaping of metaphysics as a sort of (impossible) psychology of the event or the absolute. Within the field of anatomy, Coghill came up against a phenomenon, the embryogenesis of the Axolotl, which similarly required a sort of conversion of anatomy into embryology. Therefore, bios and psyché, “embryonality” and the cogito, would be nothing but the denomination of the objects that psychology and biology meet along their borders, names for what we could refer to as “event,” “continuum,” “becoming” or, according to an old but still suitable definition, “absolute.” This has countless consequences on the relationship between the so-called human sciences and the so-called natural sciences, their eternally missed dialogue, their false complementarity and the illusion that the famous “two cultures” do actually exist.Il Cogito e la lucertola messicana.La filosofia e il resto delle scienze nell’ultimo Merleau-Ponty L’articolo prende in esame la lettura quasi parallela che Merleau-Ponty svolge, negli ultimi corsi di lezione al Collège de France, del cogito cartesiano e dello sviluppo dell’Axolotl, la lucertola studiata dal biologo americano Coghill. La nostra ipotesi è che la metafisica del cogito, e la biologia dell’Axolotl, rappresentino agli occhi di Merleau-Ponty due modi d’accesso a una stessa scoperta. Dall’interno della metafisica, Descartes si imbatte in un fenomeno, il cogito appunto, che esige che la metafisica si istituisca come una sorta di (impossibile) psicologia dell’eventoo dell’assoluto. Tutta la metafisica sarebbe psicologia, cioè indicazione del luogo assoluto nel quale è inscritto ogni luogo. Dall’interno dell’anatomia, Coghill siimbatte in un fenomeno, lo sviluppo dell’embrione dell’Axolotl, che esige analogamente che tutta l’anatomia si risolva in embriologia. Il vivente sarebbe allora in generale questa condizione di gemmazione e autoorganizzazione, e l’embriologia sarebbe la scienza (impossibile) di questo divenire perfettamenteanoggettuale. Bios e psyché, “embrionalità” e cogito non sarebbero che i nomi di ciò che la psicologia e la biologia incontrano al loro confine, nomi di ciò che infilosofia si chiama evento, continuum, divenire, o, con un vecchio e adattissimo termine, assoluto. Il che comporta innumerevoli conseguenze circa il rapporto trale cosiddette scienze umane e le cosiddette scienze naturali, sul loro dialogo eternamente mancato, sulla loro falsa complementarietà, sull’illusione che si diano davvero le celebri “due culture”.
210. Chiasmi International: Volume > 14
Marcos José Müller-Granzotto Esquisse et pulsion. Le regard selon Merleau-Ponty
abstract | view |  rights & permissions
Sketch and Drive. The Gaze in Merleau-PontyIn Seminar XI (The Four Fundamental Concepts of Psychoanalysis), Jacques Lacan interrupts the first session, which was to be devoted to the Freudian notion of the drive, in order to consider not this fundamental concept of psychoanalysis, but the way in which Maurice Merleau-Ponty, in his posthumous book, The Visible and the Invisible, approaches the idea of the subject and how he points to the divergence between the eye and the gaze. Lacan sees in Merleau-Ponty’s thesis concerning the gaze, a certain analogy with what Freud called the death drive. But, concerning voyance, Lacan wonders if Merleau-Ponty does not fall back into a Platonic imaginary of an ultra-gaze from which each body would issue. But or task now is to show that Merleau-Ponty remained faithful to the fact that the gaze cannot really be explained and that his philosophy of the flesh has not reduced the diverse dimension of experience to a central power of constitution. In order to apprehend better the notion of the flesh, we shall bring into play Merleau-Ponty’s theory of the Gestalt, which will allow us to show how, for Merleau-Ponty, the drive is always an irreducible alterity that stops the indivision of the whole from being able to be experienced as a synthesis.Adombramento e pulsione. Lo sguardo in Merleau-PontyNel seminario XI (I quattro concetti della psicoanalisi), Jacques Lacan sospende la prima seduta dedicata alla discussione della nozione freudiana di pulsione, per esaminare non il concetto fondamentale della psicoanalisi ma la maniera in cui Maurice Merleau-Ponty, nel suo libro postumo Il visibile e l’invisibile, affronta il tema e mostra lo scarto che esiste tra occhio e sguardo. Lacan scorge nella tesi di Merleau-Ponty concernente lo sguardo una certa analogia con ciò che Freud ha chiamato pulsione di morte. Ma, a proposito della voyance, Lacan si chiede se Merleau-Ponty non ricada in fondo nell’immaginario platonico di un ultra-sguardo dal quale dovrebbe provenire ogni corpo. Il nostro intento è quindi mostrare che Merleau-Ponty è rimasto fedele alla concezione dell’inesplicabilità dello sguardo estraneo e che allo stesso modo la sua filosofia della carne non ha ridotto le diverse dimensioni dell’esperienza ad un potere centrale di costituzione. Per meglio comprendere la nozione di carne faremo appello alla teoria merleau-pontiana della Gestalt, la quale ci permetterà di mostrare come, per il filosofo, la pulsione sia sempre un’alterità irreducibile tale da impedire che l’indivisione del tutto possa talvolta essere vissuta come sintesi.
211. Chiasmi International: Volume > 14
Guillaume Carron Présentation
212. Chiasmi International: Volume > 14
Shiloh Withney Affective Orientation, Difference, and “Overwhelming Proximity” in Merleau-Ponty’s Account of Pure Depth: A New Conception of Intentionality?
abstract | view |  rights & permissions
Orientation affective, différence et « écrasante proximité » dans l’analyse merleau-pontyenne de la profondeur pureJe montre ici que la théorie de Merleau-Ponty sur l’expérience particulière d’une « profondeur pure » peut être comprise comme une orientation affective précédant l’orientation perceptive, et explique son rôle dans la proposition d’une « nouvelle conception de l’intentionnalité ». Le corps-monde comme relation de différenciation est repensé comme la différenciation intime et pré-objective de cette dimension affective. Je pense, contrairement à Toadvine (2009), que la position de Merleau-Ponty dans la Phénoménologie de la perception, peut être distinguée de la conception sartrienne de l’intentionnalité comme annihilation. La dimension provocatrice de ma lecture sur la profondeur pure vis-à-vis des discours érudits sur Merleau-Ponty est discutée en conclusion, et je pose en particulier la question de savoir s’il peut être utile de lire Merleau-Ponty comme un penseur de la différence.Orientamento affettivo, differenza e “schiacciante prossimità” nell’analisi merleau-pontyana della pura profonditàNel mio saggio, illustro la descrizione che Merleau-Ponty propone della particolare esperienza della “pura profondità” come un’orientazione affettiva che precede l’orientamento percettivo e ipotizzo il suo ruolo nel quadro del progetto merleau-pontiano di costruire una “nuova concezione dell’intenzionalità”. La relazione differenziante tra corpo e mondo è riformulata come quella differenziazione intima e pre-oggettiva che caratterizza tale dimensione affettiva; ciò supporta la mia ipotesi, in opposizione a Toadevine (2009), che la posizione sostenuta da Merleau-Ponty in Fenomenologia della Percezione può essere distinta dalla proposta sartriana d’intendere l’intenzionalità in termini di annichilamento. Concludo il saggio con una discussione delle possibili provocazioni che la mia lettura della teoria della pura profondità potrebbe sollevare nella comunità scientifica merlau-pontiana, soffermandomi in particolare sull’interrogativoriguardo alla possibilità di leggere produttivamente Merleau-Ponty come un pensatore della differenza.
213. Chiasmi International: Volume > 14
Guillaume Carron Introduzione
214. Chiasmi International: Volume > 14
Emmanuel de Saint Aubert « Voir, c’est imaginer. Et imaginer, c’est voir. » Perception et imaginaire chez Merleau-Ponty
abstract | view |  rights & permissions
“To see is to imagine. And to imagine, is to see.”Perception and Imaginary in Merleau-PontyMerleau-Ponty accords such a phenomenological and ontological priority to perception that this privilege might lead him to minimize the importance of theimaginary in our relationship with the world. In fact, in the work published during his life, the theme of the imaginary does not occupy a large place, and its conceptual elaboration remains little visible. A reading of his posthumous publications and of his unpublished papers leads to a more subtle landscape, inwhich the philosopher destabilizes our common oppositions between real and imaginary, as well as those between the imaginary and truth. From themanuscripts from the end of the 1940s on, Merleau-Ponty expands his inquiry into perception in two complementary directions: the intuition of a form of coextensivity between perceptive life and imaginary life, but also between perception and expression. These intuitions, never disavowed, would continueto deepen up through the late unpublished ontological works. They find a guiding thread in the contestation of Sartre’s separation between the real andthe imaginary, and they open out onto the outline of a complex link between truth, imagination, and expression. Merleau-Ponty pretended to approve of thework of The Imaginary all that which is actually moving beyond it, in the direction most opposite to this essay’s own aims: “To see is to imagine. And toimagine is to see.” This split with Sartre finds one of its pivots in the phenomenological characterization of vision as a surpassing of the observable, a surpassing that would touch on an essential dimension of being and of truth.“Vedere è immaginare. E immaginare, è vedere”.Percezione e immaginario in Merleau-PontyMerleau-Ponty accorda alla percezione una tale priorità, fenomenologica e ontologica, che questo privilegio potrebbe condurre a minimizzare l’importanzadell’immaginario nel nostro rapporto al mondo. Di fatto, nell’opera pubblicata in vita, il tema dell’immaginario non occupa un grande spazio, e la suaelaborazione concettuale resta poco visibile. La lettura delle pubblicazioni postume e degli inediti conduce a un disegno più sottile, che vede il filosofo destabilizzare le nostre comuni opposizioni fra reale e immaginario così come quelle fra immaginario e verità. A partire dai manoscritti della fine degli anniQuaranta, Merleau-Ponty allarga la sua indagine sulla percezione in due direzioni complementari: verso l’intuizione di una forma di co-estensività fravita percettiva e vita immaginaria, ma altresì fra percezione e espressione. Mai smentite, queste intuizioni vanno approfondendosi fino ai tardi inediti“ontologici”. Esse trovano un filo conduttore nella messa in causa della separazione operata da Sartre fra reale e immaginario, e sfociano nell’abbozzodi un legame complesso fra verità, immaginario e espressione. Merleau-Ponty finge di “ratificare” il lavoro de L’Immaginario, in realtà sorpassandolo nelladirezione il più possibile opposta allo sforzo compiuto da questo stesso saggio: «edere è immaginare. E immaginare è vedere». Questo distanziarsi da Sartretrova uno dei suoi “cardini” nella caratterizzazione fenomenologica della visione come superamento dell’osservabile, un superamento che riguarderebbeuna dimensione essenziale dell’essere come della verità.
215. Chiasmi International: Volume > 14
Guillaume Carron Merleau-Ponty, Théâtre et Politique. Vertu et plasticité de l’Imaginaire
abstract | view |  rights & permissions
Merleau-Ponty, Theatre and Politics.Virtue and Plasticity of the ImaginaryWe will attempt, starting from a course given at the Sorbonne and devoted to the work of the actor, to develop the meaning of the theatrical metaphor in the political philosophy of Merleau-Ponty. Even if the presence of the theater in his philosophy does not seem evident at first glance, it is possible to negotiate his political thought from the metaphor of the theater. This metaphor even allows us to clarify the meaning of a well known expression from the Preface of Signs: “virtue without resignation.” We will then construe the concept of the “plasticity of the imaginary” so as to show how a reflection on the theater opens up a certain understanding of Merleau-Ponty’s ethics.Merleau-Ponty, teatro e politica.Virtù e plasticità dell’ immaginarioA partire da un corso tenuto alla Sorbona e consacrato al mestiere dell’attore, proveremo a sviluppare il senso della metafora teatrale nella filosofi a politica diMerleau-Ponty. Anche se la presenza del teatro nella sua filosofi a non sembra a un primo approccio evidente, è possibile attraversare il suo pensiero politico proprio a partire dalla metafora del teatro. Quest’ultima permette di chiarire il significato di un’espressione ben nota della fine della Prefazione a Segni: quella di «virtù senza alcuna rassegnazione». Si elabora allora il concetto di «plasticità dell’immaginario» per mostrare come la riflessione sul teatro offra a una determinata comprensione dell’etica merleau-pontiana.
216. Chiasmi International: Volume > 14
Simone Frangi “Weizsäcker et les autres”. Merleau-Ponty lettore del Gestaltkreis
abstract | view |  rights & permissions
«Weizsäcker et les autres »Merleau-Ponty lecteur du GestaltkreisConçu comme un élément de l’essai « Percezione, corpo e movimento. L’estetica antropologia dell’espressione nell’inedito Le monde sensible et le monde de l’expression di Maurice Merleau-Ponty » (publié dans le n° 12 de Chiasmi international), le texte « Weizsäcker et les autres » examine la plus importante – et la moins reconnue – des dettes théoriques merleau-pontiennes. Cette source « occultée » recouvre le rôle important dans l’encadrement des questions de l’expression et du mouvement dans la philosophie merleau-pontienne. En approfondissant les consonances théoriques entre certains chapitres centraux de la Phénoménologie de la perception, Le monde sensible et le monde de l’expression et Der Gestaltkreis de Viktor von Weizsäcker, nous avancerons l’hypothèse d’une connaissance approfondie de la part de Merleau-Ponty du texte cardinal de l’anthropologie médicale des années quarante.“Weizsäcker et les autres”Merleau-Ponty reads the GestaltkreisConceived as a part of the essay “Percezione, corpo e movimento. L’estetica antropologia dell’espressione nell’inedito Le monde sensible et le monde de l’expression di Maurice Merleau-Ponty” (published in Chiasmi International, no. 12), the text of “Weizsäcker and the Others” examines the most important – least recognized – of Merleau-Ponty’s theoretical debts. This “concealed” source covers Weizsäcker’s important role in the framing of questions of expression and movement in Merleau-Ponty’s philosophy. By treating in depth the theoretical resonances between certain central chapters of The Phenomenology of Perception, Le monde sensible et le monde de l’expression (The Sensible World and the World of Expression), and Viktor von Weizsäcker’s Der Gestaltkreis, we will advance the hypothesis that Merleau-Ponty had a profound knowledge of the cardinal text of medical anthropology of the 1940s.
217. Chiasmi International: Volume > 14
Daniela De Leo La percezione mediante l’immaginazione
abstract | view |  rights & permissions
La perception à travers l’imaginationDans le présent travail, je mets en relation les lectures de Wittgensteil et de Gadamer avec les manuscrits de Merleau-Ponty avec l’intention de traverser la construction du « concept de représentation » et de réfléchir sur les questions suivantes : quel lieu occupe la dimension esthétique dans l’expérience humaine ? Dans l’expérience esthétique, faut-il retrouver autant le profil émotionnel que le profil cognitif ? Le point de départ est que l’esthétique ne doit pas être comprise comme une simple perception par les sens; ce qu’aucun discours sur l’esthétique ne peut occulter est sa nécessaire implication de l’horizon problématique de la perception, à partir de l’étymologie même du terme, dérivé du grec aisthesis.Un tel terme porte en lui autant le champ subjectif instable des sensation que le champ stable et tendanciellement structuré des discriminations perceptives.L’affirmation théorique est que l’expérience de la rencontre d’une oeuvre d’art dévoile un monde et à peine cessons-nous de voir une oeuvre d’art comme objet pour la voir comme un monde que nous nous rendons compte que l’art se révèle être l’expédient pour clarifier le sens de notre rapport perceptif avec le monde, cette syntonie perceptive entre l’essence du monde et le sentir des sujets, cette processualité expressive dans laquelle activité et passivité sont les horizons, qu’on peut certes distinguer dans la description, mais qui coopèrent à l’intérieur d’elle-même.Perception Through ImaginationIn the present work, I bring the lectures of Wittgenstein and Gadamer into contact with the manuscripts of Merleau-Ponty with the intention of going over the construction of the “concept of representation” and of reflecting on the following questions: what place does the aesthetic dimension occupy in human experience? In aesthetic experience, is just as necessary to recognize the emotional profile as the cognitive profile? The point of the departure is that aesthetics must not be understood as a simple perception by the senses. That which no discourse of aesthetics may conceal is its necessary implication of the problematic horizon of perception, following the actual etymology of the term, derived from the Greek aisthēsis.This term contains just as much the subjective and unstable field of sensation as it does the stable field of perceptual discriminations that tend to be structured. The theoretical affirmation is that the experience of the encounter with a work of art unveils a world. No sooner do we stop seeing the work of art as an object and start seeing as a world, then we realize that art reveals itself to be the expedient that clarifies the meaning of our perceptual relationship with the world, this perceptual syntony between the essence of the world and the sensing of subjects, this expressive processuality in which activity and passivity are horizons that can certainly be distinguished in description, but that cooperate internally.
218. Chiasmi International: Volume > 14
Stéphane Roy-Desrosiers La Révélation de M. Merleau-Ponty et F. H. Jacobi contre l’intellectualisme kantien
abstract | view |  rights & permissions
M. Merleau-Ponty and F. H. Jacobi’s Revelation against Kantian IntellectualismThe goal of this article is to shed light on the neglected connection between Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) and Maurice Merleau-Ponty (1908-1961). It will be shown through certain themes –I) being in the world, II) description, III) reflexion, IV) revelation and the V) primacy of perception – how Merleau-Ponty echoes Jacobi’s criticism of German Idealism during the Pantheist Quarrel, particularly towards Immanuel Kant’s intellectualist stance, two centuries prior to the Phénoménologie de la perception. Through a historical and philological lens, this article aims to specifically demonstrate how Merleau-Ponty and Jacobi share a common ontology against Kantian intellectualism.La rivelazione di M. Merleau-Ponty e F. H. Jacobi contro l’intellettualismo kantianoL’obiettivo di questo articolo è chiarire la trascurata relazione tra Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) e Maurice Merlau-Ponty (1908-1961). Attraverso l’analisi di alcune tematiche – l’essere nel mondo, la descrizione, la riflessione, la rivelazione –, mostreremo come nella filosofia di Merleau-Ponty riecheggi la critica all’idealismo tedesco formulata da Jacobi all’epoca della disputa sul panteismo e diretta, in particolar modo e con due secoli di anticipo rispetto alla Fenomenologia della Percezione, alle posizioni intellettualiste di Kant. Grazie ad una lettura storica e filologica, questo articolo tenta di dimostrare come Merleau-Ponty e Jacobi condividano un’ontologia comune in opposizione all’intellettualismo kantiano.
219. Chiasmi International: Volume > 14
Kwok Ying-Lau Chiasme du visible et de l’imaginaire. Esquisses pour une approche phénoménologique de la Photographie
abstract | view |  rights & permissions
The Chiasm of the Visible and the Imaginary.Sketches for a Phenomenological Approach to PhotographyIn the digital age today, photographic images appear more and more through a virtual space; their appearance takes place more and more throughan “immaterial medium”. This renders the status of a photographic image more ambiguous, if not more enigmatic. Is a photograph merely a journalistic tool?Is photographic activity primarily mimetic which is meant to fulfill the function of unconcealment of the truth of the given state of things in the world? Or thistruth function can only be fulfilled by the assistance of the viewer’s gaze and the viewing subject’s narrative which is deployed not only according to whatis visible and present, but also according to what is invisible and absent on the surface of the photograph itself? If such is the case, doesn’t a photographalso comprise a hermeneutical and even deconstructive dimension? On the other hand, photography is more and more considered as a kind of artwork inits own right as it can awaken pleasure, imagination and emotion: in short, a photograph is a work which exhibits an affective intentionality. What is therelation between the representational, artistic, affective and critical functions of a photograph? Is there any tension between these functions? This articleattempts to answer some of these problems from a phenomenological approach.Il chiasma del visibile e dell’immaginario.Lineamenti di un approccio fenomenologico alla fotografiaOggi, nell’era digitale, le immagini fotografiche ci vengono incontro sempre più spesso attraverso un medium immateriale. Lo statuto ontologico diun’immagine fotografica diviene così sempre più ambiguo, se non propriamente enigmatico. Una foto è un semplice strumento d’informazione ? L’attivitàfotografi ca è prioritariamente mimetica? La sua funzione principale è quella di rivelare la verità di un certo stato di cose nel mondo? Oppure questa funzionedi veridizione ha bisogno, per realizzarsi, del contributo dello sguardo del soggetto che contempla la fotografia, dell’apporto di un discorso che investe non solo ciò che è visibile e presente, ma anche ciò che è invisibile e assente dalla superficie fotografica? La fotografia, in altri termini, non comporta sempre una dimensione ermeneutica o decostruttiva ? D’altra parte, la fotografia viene sempre più considerata come un’opera d’arte in senso pieno, come un’opera che si fa portatrice di un’intenzionalità affettiva, capace di risvegliare la nostra immaginazione e le nostre emozioni. Quale rapporto sussiste tra le diverse funzioni che una fotografia può svolgere, ad esempio quella rappresentativa, quella artistica, quella affettiva, quella critica? L’articolo cerca di rispondere ad alcuni di questi problemi a partire dall’approccio fenomenologico di Merleau-Ponty.
220. Chiasmi International: Volume > 14
Marcello Ghilardi Tra fenomenologia e neurologia. Merleau-Ponty, Goldstein, Sacks
abstract | view |  rights & permissions
Entre phénoménologie et neurologie. Merleau-Ponty, Goldstein, SacksLa phénoménologie de Merleau-Ponty a traité des matériaux et des éléments de réflexion importants de diverses études sur des pathologies psychiques et physiques. La confrontation et l’entrelacement entre la pensée du philosophe français et certaines recherches de neuropsychologie, comme Kurt Goldstein ou Oliver Sacks, font émerger la possibilité de nouvelles approches de la dimension de la maladie, entre narration, spéculation et recherche scientifique. Un dialogue fécond entre disciplines et champs de recherche différents met en lumière comment toute modalité perceptive, même quand elle se présente comme déficitaire ou déviante, constitue de fait une vraie recréation ou re-constitution du monde et non pas seulement un enregistrement. Ce processus de création continue est lié à une des questions de fond soulevée par l’expérience de la maladie: celle des modes et des conditions de la singularité, de l’identité d’un soi, à la recherche de reconnaissance et d’acceptation de la part d’un regard ou d’un geste que nous savons contribuer de manière inédite à la relation entre sujets humains.Between Phenomenology and Neurology. Merleau-Ponty, Goldstein, SacksMerleau-Ponty’s phenomenology deals with materials and elements of important reflections in diverse studies on psychological and physical pathologies. The confrontation and the connections between French philosophical thought and certain research in neuropsychology, such as that of Kurt Goldstein or Oliver Sacks, allow the possibility of new approaches to the dimension of sickness to emerge, approaches between narration, speculation, and scientific research. A fertile dialogue between disciplines and fields of different research brings to light how every perceptual modality, even when it presents itself as deficient or deviant, constitutes in fact a true re-creation or reconstitution of the world and not only a recording. This process of continuous creation is linked to one of the basic questions raised by the experience of sickness: the question of the modes and conditions of singularity, of the identity of a self in pursuit of recognition or acceptance from another’s gaze or gesture, a gaze or gesture that, in the relation between human subjects, we have the ability to contribute ever in a unique manner.