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101. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni Présentation
102. Chiasmi International: Volume > 14
Etienne Bimbenet Qu’est-ce que ça fait de voir comme un être Humain?
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What is it Like to See as a Human Being ?We will ask here “what is it like to see as a human being?” Such a question is difficult, for taking a step back from perception and considering that it might not be what it is, this question goes against what is commonly called the “natural attitude”. Merleau-Ponty orchestrates this relativization of human seeing and itsspontaneous realism in two different ways. First, there is what might be called the “way of finitude.” This consists in taking the point of view from nowhere on perception, the point of view of a mind without worldly attachments. We would then say, as Merleau-Ponty never stopped saying, that perceiving is not seeing from nowhere, and that we always perceive from somewhere, in a finite body, and not from the point of view of god. Our animal origin, however, offers a second, quite different way of frustrating the dogmatism of the perceptual faith. This is the way that Merleau-Ponty adopts in The Structure of Behavior, where he is, in a very natural manner, brought to interrogate that which distinguishes animal perception from human perception. His answer here is valuable: to see as a human is to be capable of “perspectival multiplicity.” To catch sight of such a concept, to see human seeing as plural and excessive, is only possible for someone who has abandoned the point of view of nowhere and who has decided to philosophize starting from the animal.Che effetto fa vedere come un essere umano?Noi ci chiederemo qui che cosa significa «vedere come un essere umano». La questione è difficile, poiché, nell’assumere un distacco rispetto alla percezione e nel supporre che questa possa non essere ciò che è, va contro ciò che comunemente si definisce «atteggiamento naturale». Merleau-Ponty orchestrerà in due modi diversi questa relativizzazione del vedere umano, e del suo realismo spontaneo. Vi è prima di tutto ciò che si potrebbe chiamare la « via della finitezza ». Questa consiste nel prendere nei confronti della percezione il punto di vista assoluto, il punto di vista di uno spirito privo di legami mondani; diremo allora, come Merleau-Ponty non cessa di ripetere, che percepire non è vedere da nessun luogo, che percepiamo sempre da qualche luogo, in un corpo finito, e non dal punto di vista di dio. La nostra origine animale si offre tuttavia come una seconda modalità, ben diversa, di svelare il dogmatismo della fede percettiva. È la via che Merleau-Ponty fa propria ne La Struttura del comportamento, in cui egli è naturalmente portato ad interrogarsi su ciò che distingue le percezioni animali ed umane. Da qui questa risposta, per noi preziosa: vedere come un essere umano significa essere capaci di una « molteplicità prospettica ». Intravedere un tale concetto, vedere il vedere umano come plurale ed eccessivo, è ciò di cui è capace solamente chi ha abbandonato un punto di vista assoluto ed ha deciso difilosofare a partire dall’animale.
103. Chiasmi International: Volume > 14
Federico Leoni Le Cogito et le lézard mexicain. La philosophie et le reste des sciences chez le dernier Merleau-Ponty
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The Cogito and the Mexican Salamander.Philosophy and the Rest of Sciences in the late Merleau-Ponty The article examines Merleau-Ponty’s almost parallel reading – in his last courses at the Collège de France – of the Cartesian cogito and the development of the Axolotl, the salamander studied by American biologist Coghill. My hypothesis is that the metaphysics of the cogito and the biology of the Axolotl represented for Merleau-Ponty two ways of access to the same discovery. Descartes came up against a phenomenon, the cogito, which required the reshaping of metaphysics as a sort of (impossible) psychology of the event or the absolute. Within the field of anatomy, Coghill came up against a phenomenon, the embryogenesis of the Axolotl, which similarly required a sort of conversion of anatomy into embryology. Therefore, bios and psyché, “embryonality” and the cogito, would be nothing but the denomination of the objects that psychology and biology meet along their borders, names for what we could refer to as “event,” “continuum,” “becoming” or, according to an old but still suitable definition, “absolute.” This has countless consequences on the relationship between the so-called human sciences and the so-called natural sciences, their eternally missed dialogue, their false complementarity and the illusion that the famous “two cultures” do actually exist.Il Cogito e la lucertola messicana.La filosofia e il resto delle scienze nell’ultimo Merleau-Ponty L’articolo prende in esame la lettura quasi parallela che Merleau-Ponty svolge, negli ultimi corsi di lezione al Collège de France, del cogito cartesiano e dello sviluppo dell’Axolotl, la lucertola studiata dal biologo americano Coghill. La nostra ipotesi è che la metafisica del cogito, e la biologia dell’Axolotl, rappresentino agli occhi di Merleau-Ponty due modi d’accesso a una stessa scoperta. Dall’interno della metafisica, Descartes si imbatte in un fenomeno, il cogito appunto, che esige che la metafisica si istituisca come una sorta di (impossibile) psicologia dell’eventoo dell’assoluto. Tutta la metafisica sarebbe psicologia, cioè indicazione del luogo assoluto nel quale è inscritto ogni luogo. Dall’interno dell’anatomia, Coghill siimbatte in un fenomeno, lo sviluppo dell’embrione dell’Axolotl, che esige analogamente che tutta l’anatomia si risolva in embriologia. Il vivente sarebbe allora in generale questa condizione di gemmazione e autoorganizzazione, e l’embriologia sarebbe la scienza (impossibile) di questo divenire perfettamenteanoggettuale. Bios e psyché, “embrionalità” e cogito non sarebbero che i nomi di ciò che la psicologia e la biologia incontrano al loro confine, nomi di ciò che infilosofia si chiama evento, continuum, divenire, o, con un vecchio e adattissimo termine, assoluto. Il che comporta innumerevoli conseguenze circa il rapporto trale cosiddette scienze umane e le cosiddette scienze naturali, sul loro dialogo eternamente mancato, sulla loro falsa complementarietà, sull’illusione che si diano davvero le celebri “due culture”.
104. Chiasmi International: Volume > 14
Marcos José Müller-Granzotto Esquisse et pulsion. Le regard selon Merleau-Ponty
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Sketch and Drive. The Gaze in Merleau-PontyIn Seminar XI (The Four Fundamental Concepts of Psychoanalysis), Jacques Lacan interrupts the first session, which was to be devoted to the Freudian notion of the drive, in order to consider not this fundamental concept of psychoanalysis, but the way in which Maurice Merleau-Ponty, in his posthumous book, The Visible and the Invisible, approaches the idea of the subject and how he points to the divergence between the eye and the gaze. Lacan sees in Merleau-Ponty’s thesis concerning the gaze, a certain analogy with what Freud called the death drive. But, concerning voyance, Lacan wonders if Merleau-Ponty does not fall back into a Platonic imaginary of an ultra-gaze from which each body would issue. But or task now is to show that Merleau-Ponty remained faithful to the fact that the gaze cannot really be explained and that his philosophy of the flesh has not reduced the diverse dimension of experience to a central power of constitution. In order to apprehend better the notion of the flesh, we shall bring into play Merleau-Ponty’s theory of the Gestalt, which will allow us to show how, for Merleau-Ponty, the drive is always an irreducible alterity that stops the indivision of the whole from being able to be experienced as a synthesis.Adombramento e pulsione. Lo sguardo in Merleau-PontyNel seminario XI (I quattro concetti della psicoanalisi), Jacques Lacan sospende la prima seduta dedicata alla discussione della nozione freudiana di pulsione, per esaminare non il concetto fondamentale della psicoanalisi ma la maniera in cui Maurice Merleau-Ponty, nel suo libro postumo Il visibile e l’invisibile, affronta il tema e mostra lo scarto che esiste tra occhio e sguardo. Lacan scorge nella tesi di Merleau-Ponty concernente lo sguardo una certa analogia con ciò che Freud ha chiamato pulsione di morte. Ma, a proposito della voyance, Lacan si chiede se Merleau-Ponty non ricada in fondo nell’immaginario platonico di un ultra-sguardo dal quale dovrebbe provenire ogni corpo. Il nostro intento è quindi mostrare che Merleau-Ponty è rimasto fedele alla concezione dell’inesplicabilità dello sguardo estraneo e che allo stesso modo la sua filosofia della carne non ha ridotto le diverse dimensioni dell’esperienza ad un potere centrale di costituzione. Per meglio comprendere la nozione di carne faremo appello alla teoria merleau-pontiana della Gestalt, la quale ci permetterà di mostrare come, per il filosofo, la pulsione sia sempre un’alterità irreducibile tale da impedire che l’indivisione del tutto possa talvolta essere vissuta come sintesi.
105. Chiasmi International: Volume > 14
Guillaume Carron Présentation
106. Chiasmi International: Volume > 14
Emmanuel de Saint Aubert « Voir, c’est imaginer. Et imaginer, c’est voir. » Perception et imaginaire chez Merleau-Ponty
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“To see is to imagine. And to imagine, is to see.”Perception and Imaginary in Merleau-PontyMerleau-Ponty accords such a phenomenological and ontological priority to perception that this privilege might lead him to minimize the importance of theimaginary in our relationship with the world. In fact, in the work published during his life, the theme of the imaginary does not occupy a large place, and its conceptual elaboration remains little visible. A reading of his posthumous publications and of his unpublished papers leads to a more subtle landscape, inwhich the philosopher destabilizes our common oppositions between real and imaginary, as well as those between the imaginary and truth. From themanuscripts from the end of the 1940s on, Merleau-Ponty expands his inquiry into perception in two complementary directions: the intuition of a form of coextensivity between perceptive life and imaginary life, but also between perception and expression. These intuitions, never disavowed, would continueto deepen up through the late unpublished ontological works. They find a guiding thread in the contestation of Sartre’s separation between the real andthe imaginary, and they open out onto the outline of a complex link between truth, imagination, and expression. Merleau-Ponty pretended to approve of thework of The Imaginary all that which is actually moving beyond it, in the direction most opposite to this essay’s own aims: “To see is to imagine. And toimagine is to see.” This split with Sartre finds one of its pivots in the phenomenological characterization of vision as a surpassing of the observable, a surpassing that would touch on an essential dimension of being and of truth.“Vedere è immaginare. E immaginare, è vedere”.Percezione e immaginario in Merleau-PontyMerleau-Ponty accorda alla percezione una tale priorità, fenomenologica e ontologica, che questo privilegio potrebbe condurre a minimizzare l’importanzadell’immaginario nel nostro rapporto al mondo. Di fatto, nell’opera pubblicata in vita, il tema dell’immaginario non occupa un grande spazio, e la suaelaborazione concettuale resta poco visibile. La lettura delle pubblicazioni postume e degli inediti conduce a un disegno più sottile, che vede il filosofo destabilizzare le nostre comuni opposizioni fra reale e immaginario così come quelle fra immaginario e verità. A partire dai manoscritti della fine degli anniQuaranta, Merleau-Ponty allarga la sua indagine sulla percezione in due direzioni complementari: verso l’intuizione di una forma di co-estensività fravita percettiva e vita immaginaria, ma altresì fra percezione e espressione. Mai smentite, queste intuizioni vanno approfondendosi fino ai tardi inediti“ontologici”. Esse trovano un filo conduttore nella messa in causa della separazione operata da Sartre fra reale e immaginario, e sfociano nell’abbozzodi un legame complesso fra verità, immaginario e espressione. Merleau-Ponty finge di “ratificare” il lavoro de L’Immaginario, in realtà sorpassandolo nelladirezione il più possibile opposta allo sforzo compiuto da questo stesso saggio: «edere è immaginare. E immaginare è vedere». Questo distanziarsi da Sartretrova uno dei suoi “cardini” nella caratterizzazione fenomenologica della visione come superamento dell’osservabile, un superamento che riguarderebbeuna dimensione essenziale dell’essere come della verità.
107. Chiasmi International: Volume > 14
Guillaume Carron Merleau-Ponty, Théâtre et Politique. Vertu et plasticité de l’Imaginaire
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Merleau-Ponty, Theatre and Politics.Virtue and Plasticity of the ImaginaryWe will attempt, starting from a course given at the Sorbonne and devoted to the work of the actor, to develop the meaning of the theatrical metaphor in the political philosophy of Merleau-Ponty. Even if the presence of the theater in his philosophy does not seem evident at first glance, it is possible to negotiate his political thought from the metaphor of the theater. This metaphor even allows us to clarify the meaning of a well known expression from the Preface of Signs: “virtue without resignation.” We will then construe the concept of the “plasticity of the imaginary” so as to show how a reflection on the theater opens up a certain understanding of Merleau-Ponty’s ethics.Merleau-Ponty, teatro e politica.Virtù e plasticità dell’ immaginarioA partire da un corso tenuto alla Sorbona e consacrato al mestiere dell’attore, proveremo a sviluppare il senso della metafora teatrale nella filosofi a politica diMerleau-Ponty. Anche se la presenza del teatro nella sua filosofi a non sembra a un primo approccio evidente, è possibile attraversare il suo pensiero politico proprio a partire dalla metafora del teatro. Quest’ultima permette di chiarire il significato di un’espressione ben nota della fine della Prefazione a Segni: quella di «virtù senza alcuna rassegnazione». Si elabora allora il concetto di «plasticità dell’immaginario» per mostrare come la riflessione sul teatro offra a una determinata comprensione dell’etica merleau-pontiana.
108. Chiasmi International: Volume > 14
Stéphane Roy-Desrosiers La Révélation de M. Merleau-Ponty et F. H. Jacobi contre l’intellectualisme kantien
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M. Merleau-Ponty and F. H. Jacobi’s Revelation against Kantian IntellectualismThe goal of this article is to shed light on the neglected connection between Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) and Maurice Merleau-Ponty (1908-1961). It will be shown through certain themes –I) being in the world, II) description, III) reflexion, IV) revelation and the V) primacy of perception – how Merleau-Ponty echoes Jacobi’s criticism of German Idealism during the Pantheist Quarrel, particularly towards Immanuel Kant’s intellectualist stance, two centuries prior to the Phénoménologie de la perception. Through a historical and philological lens, this article aims to specifically demonstrate how Merleau-Ponty and Jacobi share a common ontology against Kantian intellectualism.La rivelazione di M. Merleau-Ponty e F. H. Jacobi contro l’intellettualismo kantianoL’obiettivo di questo articolo è chiarire la trascurata relazione tra Friedrich Heinrich Jacobi (1743-1819) e Maurice Merlau-Ponty (1908-1961). Attraverso l’analisi di alcune tematiche – l’essere nel mondo, la descrizione, la riflessione, la rivelazione –, mostreremo come nella filosofia di Merleau-Ponty riecheggi la critica all’idealismo tedesco formulata da Jacobi all’epoca della disputa sul panteismo e diretta, in particolar modo e con due secoli di anticipo rispetto alla Fenomenologia della Percezione, alle posizioni intellettualiste di Kant. Grazie ad una lettura storica e filologica, questo articolo tenta di dimostrare come Merleau-Ponty e Jacobi condividano un’ontologia comune in opposizione all’intellettualismo kantiano.
109. Chiasmi International: Volume > 14
Kwok Ying-Lau Chiasme du visible et de l’imaginaire. Esquisses pour une approche phénoménologique de la Photographie
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The Chiasm of the Visible and the Imaginary.Sketches for a Phenomenological Approach to PhotographyIn the digital age today, photographic images appear more and more through a virtual space; their appearance takes place more and more throughan “immaterial medium”. This renders the status of a photographic image more ambiguous, if not more enigmatic. Is a photograph merely a journalistic tool?Is photographic activity primarily mimetic which is meant to fulfill the function of unconcealment of the truth of the given state of things in the world? Or thistruth function can only be fulfilled by the assistance of the viewer’s gaze and the viewing subject’s narrative which is deployed not only according to whatis visible and present, but also according to what is invisible and absent on the surface of the photograph itself? If such is the case, doesn’t a photographalso comprise a hermeneutical and even deconstructive dimension? On the other hand, photography is more and more considered as a kind of artwork inits own right as it can awaken pleasure, imagination and emotion: in short, a photograph is a work which exhibits an affective intentionality. What is therelation between the representational, artistic, affective and critical functions of a photograph? Is there any tension between these functions? This articleattempts to answer some of these problems from a phenomenological approach.Il chiasma del visibile e dell’immaginario.Lineamenti di un approccio fenomenologico alla fotografiaOggi, nell’era digitale, le immagini fotografiche ci vengono incontro sempre più spesso attraverso un medium immateriale. Lo statuto ontologico diun’immagine fotografica diviene così sempre più ambiguo, se non propriamente enigmatico. Una foto è un semplice strumento d’informazione ? L’attivitàfotografi ca è prioritariamente mimetica? La sua funzione principale è quella di rivelare la verità di un certo stato di cose nel mondo? Oppure questa funzionedi veridizione ha bisogno, per realizzarsi, del contributo dello sguardo del soggetto che contempla la fotografia, dell’apporto di un discorso che investe non solo ciò che è visibile e presente, ma anche ciò che è invisibile e assente dalla superficie fotografica? La fotografia, in altri termini, non comporta sempre una dimensione ermeneutica o decostruttiva ? D’altra parte, la fotografia viene sempre più considerata come un’opera d’arte in senso pieno, come un’opera che si fa portatrice di un’intenzionalità affettiva, capace di risvegliare la nostra immaginazione e le nostre emozioni. Quale rapporto sussiste tra le diverse funzioni che una fotografia può svolgere, ad esempio quella rappresentativa, quella artistica, quella affettiva, quella critica? L’articolo cerca di rispondere ad alcuni di questi problemi a partire dall’approccio fenomenologico di Merleau-Ponty.
110. Chiasmi International: Volume > 14
Dominique Séglard La Nature. Errata Merleau-Ponty
111. Chiasmi International: Volume > 11
Jean-Jacques Wunenburger Le chiasme perceptif Chez Merleau-Ponty et la “Cosmicité Intime ” dans la poétique de Bachelard
112. Chiasmi International: Volume > 11
Enrica Lisciani-Petrini “La voix de personne”: Au-delà des frontières du sujet
113. Chiasmi International: Volume > 11
Pierre Rodrigo La vie: l’impossibilité constitutive de la phénoménologie. Etude critique de Introduction à une phénoménologie de la vie, par R. Barbaras
114. Chiasmi International: Volume > 11
Emmanuel de Saint Aubert Les “différenciations d’une seule et massive adhésion à l’Être qui est la chair”: Étude de la notion de polymorphisme chez Merleau-Ponty
115. Chiasmi International: Volume > 11
Françoise Dastur Merleau-Ponty et Hegel: Ontologie et dialectique
116. Chiasmi International: Volume > 11
Emmanuel Alloa La chair comme diacritique incarné
117. Chiasmi International: Volume > 11
Federico Leoni La machine et la vie: Histoire du mouvement et histoire de la métaphysique
118. Chiasmi International: Volume > 11
Shôichi Matsuba Possibilité de la “Communauté Charnelle”
119. Chiasmi International: Volume > 11
Stefan Kristensen Corps et Symbolisation: La philosophie du dernier Merleau-Ponty et la question d’une épistémologie de la chair
120. Chiasmi International: Volume > 11
Giovanni Invitto Fois et dédoublements: Merleau-Ponty et un débat des années cinquante