PDC Homepage

Home » Products » Purchase

Chiasmi International

Volume 12, 2010

Philosophy and Moving Pictures

Takashi Kakuni
Pages 203-215

Le Corps Aux Limites de La Représentation (French)

The Body at the Limits of Representation. The Theory of the Body and Painting in Merleau-Ponty In Eye and Mind,” Merleau-Ponty quotes a phrase from Valéry: “the painter brings his body with him.” He interprets the corporeal experience of the artist, not only as the center of a perceptual orientation or kinesthesis, but also as the inspiration for poets and for painters. In this sense, one can place his theory of body not only within the problematic of the phenomenological constitution of the perceived object, but also in the context of the deconstruction of representation or in the genealogy of “de-representation” (Lyotard). By following Merleau-Ponty’s interpretation of the works of Cézanne and Klee, we are going to see how his theory of the experience of body and the formation of their works of art meet up in his consideration of the reversibility of the visible and the invisible. When Merleau-Ponty quotes Valéry’s phrase “the painter brings his body with him,” the body of the artist is no longer “subject-body” perceiving the world in a prosaic way; rather, the body is implicated in the anonymous vision at the source from which the painter’s expression emerges. Just as nature is recounted through the poet, it has the faculty of seeing itself through the painter. In the “Methods of Natural Research,” Klee says “the resonance surpasses all the optical foundations between myself and that which opposes me,” “the united anti-optic way of the root going out of the earth, which looks at me from down below all the way up to my eyes” and of the “united non-optic way of the universe come from above.” He demonstrates that this non-optic resonance, rather than a mirror and a black screen separating the light, allows the eye to be seen as a point of junction of non-optical things and thereby it constitutes a part of the circle created by the new nature of works (eine neue Natürlichkeit des Werkes). Following what is particular to Merleau-Ponty’s thought in which the body is conceived as a principle of de-representation, one sees, by means of his intention of assessing modern artistic creation as the deconstruction of classical ontology, the overcoming of the ontology of the object. In conclusion, we note that the theory of body and of painting in Merleau-Ponty brings to light the limit of the possibility of representation in modern art, by emphasizing especially the non-perception or the transcendence that one can discern in the perceptual field. By interrogating the body of the painter and the poet, that is, the poetic body or the body as symbolism, prior to its being diverted into being a result of the brain and of the libido where the body is no longer the body visible in the world, by doing this, Merleau-Ponty has found a way of placing the body beyond representation. Poièsis is no longer mimèsis in the banal sense of imitation, and the poetic body is not the representational body. But, he has found a way of placing it still in Visibility, as if there were a hinge in this border between the visible and the invisible, in this border between representation and de-representation, a border that one cannot definitively overcome by structuring it as a dichotomy. (De-representation, but the visible. Therefore the possibility of visible de-representation in the artistic creation, in poièsis.) This hinge, which denies us an alternation, is the body, the flesh, which is the condition of thought as ontological interrogation: an ontological interrogation in the age of ir-representation, in the age of the impossibility of representation (Vorstellung) and of poem (Dichtung), in the age of crowds where the image appears as one of my fellow creatures just like the shadow cast by existence. Il corpo ai limiti della rappresentazione. La teoria del corpo e della pittura di Merleau-Ponty Ne L’occhio e lo spirito Merleau-Ponty cita una frase di Valéry: “il pittore si dà con il suo corpo”. Egli interpreta l’esperienza corporea dell’artista non solo come il centro di un orientamento percettivo o cinestesico, ma anche come motivo d’ispirazione per poeti e per pittori. In questo senso, si può collocare la sua teoria del corpo non solo all’interno della problematica della costituzione fenomenologica dell’oggetto percepito, ma anche nel contesto della decostruzione della rappresentazione o nella genealogia della “derappresentazione” (Lyotard). Seguendo l’interpretazione merleaupontiana delle opere di Cézanne e di Klee, vedremo come la sua teoria dell’esperienza del corpo e la formazione delle loro opere d’arte convergano nella considerazione della reversibilità del visibile e dell’invisibile. Quando Merleau-Ponty cita la frase di Valéry “il pittore si dà con il suo corpo”, il corpo dell’artista non è più un corpo soggettivo che percepisce il mondo in modo prosaico; il corpo è piuttosto implicato nella visione anonima dell’origine dalla quale emerge l’espressione del pittore. In Wege des Naturstudiums, Klee afferma che “la risonanza sorpassa tutti i fondamenti ottici tra me e ciò che mi si oppone”. Egli dimostra che questa risonanza non-ottica, piuttosto che essere uno specchio o uno schermo nero che separa la luce, permette di vedere l’occhio come un punto di giunzione di cose non ottiche e ciò costituisce una parte del circolo creato dalla nuova natura delle opere (eine neue Natürlichkeit des Werkes). Seguendo la particolarità del pensiero merleaupontiano, secondo il quale il corpo è concepito come un principio di de-rappresentazione, si nota, in virtù della sua intenzione di interpretare la creazione nell’arte moderna come la decostruzione dell’ontologia classica, il superamento dell’ontologia oggettivistica. In conclusione, osserviamo come la teoria del corpo e della pittura di Merleau-Ponty chiarisca i limiti della possibilità della rappresentazione nell’arte moderna, enfatizzando l’impercezione o la trascendenza che si può distinguere nel campo percettivo. Interrogando il corpo del pittore e del poeta – il corpo poetico o il corpo come simbolismo, a monte del suo porsi come risultato della mente o della libido, là dove il corpo non è ancora corpo visibile nel mondo – Merleau-Ponty ha trovato il mondo di collocare il corpo al di là della rappresentazione. Poièsis non è più mimesis nel senso banale d’imitazione, e il corpo poetico non è il corpo rappresentativo. Egli ha trovato il modo di posizionare il corpo nella Visibilità, come se esistesse un punto di rovesciamento situato sul confi ne tra visibile ed invisibile, ovvero sul confine tra rappresentazione e de-rappresentazione: un confine che non si può definitivamente superare se lo si continua a strutturare come dicotomia. Questo punto, che ci nega un’alternativa, è il corpo, la carne, che è condizione del pensiero come interrogazione ontologica: un’interrogazione ontologica nell’era dell’ir-rappresentazione, nell’era dell’impossibilità di rappresentare (Vorstellung) o di creare poemi (Dichtung), nell’era delle masse, in cui l’immagine appare come uno dei miei simili, come l’ombra proiettata dall’esistenza.

Usage and Metrics
Dimensions
PDC